giovedì 6 agosto 2015

TRUFFATI DALL'AMORE




TRUFFATI DALL’AMORE



«Va bene, ma se non fosse così?»
«Sul serio. Non capisco dove vuoi arrivare.»
«Dico solo che non credo che tu sia tanto irresistibile quanto credi.»
«Non ho mai detto di esserlo. Ho soltanto affermato che non ho mai conosciuto una donna che non sia stata ben più che felice di venire a letto con me.»
«E che nessuna ti resiste.»
«Solo perché sinora non è ancora successo.»
«Sei uno sbruffone. Non puoi aver scopato tutte le donne che hai conosciuto. Se fosse così avresti delle grosse difficoltà a camminare per strada e Forks sarebbe un posto molto pericoloso per girare indisturbato con tutte le pazze che la popolano.»
«Perché credi che torni tanto raramente a casa?»
«Sei un cazzone!»
Jacob Black guardò il suo amico di sempre, compatendolo. Sapeva che non stava inventando frottole per vantarsi, aveva davvero ogni donna desiderasse, ma questo l’aveva reso indifferente alla bellezza, ai sorrisi, alle carezze, alle tenerezze tra amanti, alle risate e ai mille piccoli gesti che le coppie si scambiano continuamente. Si stava inaridendo e a lui piangeva il cuore ogni volta che ci pensava. Erano cresciuti insieme, si volevano bene; probabilmente era l’essere umano che Edward amava di più al mondo, se si escludevano i membri della sua famiglia. Per questo aveva deciso di agire, di provare a sistemare le cose in modo che anche lui potesse godere delle gioie dell’amore.
Aveva dovuto bluffare un po’ e ingannare lui e colei che, ne era certo, fosse la sua metà perfetta ma, se il risultato fosse stato quello sperato, tutto si sarebbe sistemato per il meglio.
Jacob finse di guardarsi intorno con indifferenza. Si trovavano alla spiaggia della riserva dei Quileute, uno dei posti più belli del creato per come la vedeva lui, anche se restava freddino pur essendo piena estate. Entrambi amavano quel posto, facevano il possibile per tornarci spesso… almeno Jacob, Edward tendeva a restare lontano più a lungo proprio per evitare le donne del posto, la maggior parte delle quali si erano appartate con lui al liceo. Gli occhi di Jacob si fermarono puntando lo sguardo su una giovane donna che usciva dall’acqua.
«Quella te la sei fatta?»
Edward si voltò a guardare nella direzione indicata dall’amico. Gli si bloccò il respiro alla vista di quella donna che con grazia ed eleganza si dirigeva alla riva. La maggior parte delle persone erano goffe e incespicavano tra le onde, invece lei avanzava lenta e sinuosa come una venere mora che emergeva dall’oceano. Inghiottì il groppo che aveva in gola riuscendo a fingere indifferenza.
«Chi? La turista bruna. Mi sopravvaluti, amico mio. Neanche io posso scoparmi ogni donna dello stato.»
Jacob scoppiò a ridere per il patetico tentativo dell’amico. Poteva anche modulare la voce come più gli piaceva, non per niente era un ottimo avvocato, ma non poteva niente contro la mezza erezione che sfoggiava senza vergogna dal momento stesso in cui aveva posato gli occhi sulla donna.
«Quella non è una turista, cretino. È Isabella Swan.»
Edward strabuzzò gli occhi incredulo. «Quella è la piccola Bella? La figlia dello sceriffo?»
«Già, proprio lei.»
Jacob si godette il momento di smarrimento dell’amico e fu come vedergli sulla testa un fumetto nel quale si chiedeva che fine avesse fatto la ragazzina un po’ goffa che frequentava il liceo con loro, la stessa piccoletta sempre carina con tutti, ma notoriamente off limits per qualunque essere dotato di pene.
Edward, in effetti, si stava facendo esattamente quelle domande. Era fuori discussione che la piccoletta fosse cambiata radicalmente col passare del tempo, tanto che non l’aveva riconosciuta con quei capelli lunghi appesantiti dall’acqua e soprattutto quelle gambe lunghe e toniche e quel seno pieno. L’aveva sempre vista piuttosto infagottata e niente lasciava immaginare una tale metamorfosi. In ogni caso aveva sempre evitatola maggior parte dei contatti con lei, essere figlia dello sceriffo non dava margine di movimento e lui non aveva tempo da perdere a coltivare amicizie con le ragazze all’epoca; non che le cose fossero cambiate poi molto negli anni.
Quando si riscosse dal suo peregrinare in tempi passati notò lo sguardo soddisfatto del suo amico. Ci mancava solo che si leccasse i baffi come un gatto soddisfatto.
«Beh, quella non se l’è fatta nessuno.»
«Forse al liceo, ma sono passati dieci anni da allora, dubito che gli uomini si facciano ancora intimorire dalla figura paterna come facevamo noi da adolescenti. Senza tralasciare il fatto che varrebbe la pena rischiare un pallino sulla chiappa per stare con una così.»
«Il mio culo ha un solo buco e non ci tengo ad aumentarne il numero, e poi credo che la minaccia all’epoca fosse rivolta alle palle non alle chiappe.»
«In realtà si alternava in base all’umore dello sceriffo.»
«Comunque non mi interessa. Sono in vacanza e voglio passare questi giorni in tranquillità, non ho bisogno di nuove conquiste.»
Jacob stava perdendo le speranze, pensava che il solo vederla avrebbe innescato in Edward la modalità “caccia aperta”, ma sembrava non funzionare. Decise di giocarsi l’ultima carta. Incrociando le dita gli rise in faccia ancora una volta.
«Lo sapevo, sei un pallone gonfiato. Sei solo chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo.»
«Sei serio? Citi Al Capone per spingermi a scopare una tipa che non vediamo da dieci anni?»
«Non solo Al Capone, caro il mio amico di sempre, cito il più grande Robert di tutti i tempi. Niente a che vedere con quello sbarbatello che tentano di far passare per grande attore. È bravino, non lo nego, però non può competere con l’imperatore, al massimo può essere un principe. Re con un po’ di impegno.»
«Di chi parli?
«Ma sì, dai. Quello che muore praticamente in ogni film.»
«Ah, il tipo che nessun buon padre lascerebbe solo in macchina con la figlia? Cazzo, a quel tipo non gli si può affidare una limo che la trasforma in un bordello. Però non è male, ho visto qualche suo film e non credo che sia solo un bel faccino e poi fa impazzire le ragazze e mi dicono continuamente che gli assomiglio, quindi mi va di culo.»
«E ti pareva! Come se non scopassi abbastanza senza somigliare a un divo del cinema. Non c’è giustizia in questo mondo.»
«Allora aspetta il prossimo. Magari ti va meglio. E comunque non mi sembra che tu soffra di astinenza da sesso.»
«In effetti non posso darti torto, ma stai cambiando argomento. Sei bravo come avvocato, ma io ti conosco da quando ancora non ti sapevi cosa fosse una sega, quindi non mi abbindoli con le tue manovre evasive e la tua voce profonda. In ogni caso ho capito: te la fai sotto con la piccola Isabella.»
«Non me la faccio sotto, sono in vacanza e voglio rilassarmi.»
«Che strano, la maggior parte delle persone approfittano delle vacanze per scopare il più possibile, tu le usi per riposare l’uccello. Hai ragione, però, dubito che potresti riuscirci con lei.»
«Non ho detto che non posso.»
Ottimo, stava cuocendo per benino. «Sì, sì ho capito, sei in vacanza e vaccate varie. E poi non è affatto detto che ti basti volerlo per portartela a letto.»
«Va bene, stronzo. Visto che hai deciso di rompermi le palle guarda e impara, magari ti risparmi qualche sega in futuro.»
«Non ci riuscirai, Isabella non è come le altre.»
«È una donna» gli rispose Edward beffardo, come se quella parola racchiudesse il segreto del proprio successo. Come se quelle cinque, semplici lettere bastassero a regalargli la vittoria sull’amico.
Jacob sghignazzò senza ritegno. Fingeva di non dar credito alle parole di Edward ma, in realtà, tentava di soffocare l’amarezza che gli scaturiva dalle parole dell’amico. Incrociò mentalmente le dita sperando che ciò che aveva organizzato portasse la felicità nelle vite dei due perché Isabella, tanto quanto Edward, aveva bisogno di trovare l’amore e riempire in quel modo la sua vita, fatta prevalentemente di lavoro.
«Vediamo dunque, grande conquistatore.»
«Tieniti pronto per andare a pranzo, non ci metterò tanto.»
«Sarò qui ad attenderti, mio eroe» gli disse, sbattendo le ciglia come una dama d’altri tempi.
Edward si allontanò mugugnando uno “stronzo” a mezza bocca.
«Oh, Edward?» L’amico si voltò infastidito, guardandolo senza parole. «Anche se va contro la mia possibilità di dimostrare che non sei irresistibile voglio darti un consiglio.»
«Ossia?»
«Non chiamarla Bella. Lo detesta, non permette a nessuno di chiamarla così dai tempi del liceo.
«E tu lo sapresti perché…?»
«Sei tu quello che non passa mai di qua. Io ci torno spesso, non ho mai perso i contatti con lei e poi vive e lavora a Seattle, come noi.»
«E perché non ne sapevo niente?»
«Perché quando io mi vedo con lei tu hai sempre qualche scopata in programma.»
«Se me ne avessi parlato avrei anche potuto farne a meno per passare un po’ di tempo col mio migliore amico.»
«E provare a scoparti anche l’unica donna sotto i sessanta di Forks che ancora non ti eri portato a letto.»
«Presto, amico mio. Presto.»
Edward riprese a camminare verso la ragazza mentre Jacob spostava l’attenzione su Isabella che, come concordato, si era fermata in prossimità della riva. Più la guardava più si convinceva che fosse l’unica in grado di far cambiare vita a Edward. Era bella, sì, ma anche forte e decisa quanto dolce e amorevole. Davvero incantevole con quel bikini azzurro cielo, l’acqua che le lambiva le gambe e il sole a illuminarle i capelli che sotto i raggi tendevano al rosso. Sorrideva mentre lanciava una palla a due bambini in riva che la rimandavano indietro tra le sue mani.
Il poveretto non aveva speranze.
Edward si avvicinò alla ragazza con la sua eterna aria arrogante e presuntuosa, sapeva di non essere indifferente alle donne e giocava continuamente su quel fattore. La figlia dello sceriffo non sarebbe stata un’eccezione e Jacob avrebbe smesso di rompergli le palle e si sarebbe messo l’anima in pace.
Non ne avevano mai parlato ma lui sapeva che, secondo il suo migliore amico, la sua vita era priva di quelle emozioni che solo l’amore vero poteva donare. Pfff! Chi aveva bisogno di quelle stronzate quando poteva scopare quando e chi voleva?
Jacob era diverso, lui sognava di sistemarsi, formare una famiglia vera con tanto di marmocchi al seguito e forse aveva trovato la donna giusta con cui realizzare quel sogno che rincorreva sin da piccolo.
Edward no, lui aveva visto e continuava a vedere coppie che si separavano nel peggiore dei modi. Ogni giorno incontrava donne col cuore spezzato da mariti fedifraghi, occhi gonfi e rossi di lacrime, che tentavano di mantenere un contegno per il tempo che passavano negli uffici dello studio in cui lavorava. E vedeva altrettanti uomini distrutti dal dolore di aver perso quello che Jacob cercava tanto alacremente; non presentavano gli stessi occhi rossi delle donne, ma guardandoci dentro non si trovava niente, nessuna luce, nessun sentimento, solo il vuoto più assoluto. Per non parlare di quelle coppie che si insultavano per tutto il tempo, che si rinfacciavano gli anni trascorsi insieme, le rinunce, i sacrifici che avevano compiuto l’uno per l’altra. E poi c’erano quelli che, con una calma disarmante, si spartivano freddamente ogni singolo oggetto messo insieme nella vita coniugale e decidevano a tavolino cosa o quanto spettava in più dell’altro a chi si prendeva la responsabilità dei figli.
No, Edward non sarebbe mai arrivato a quel punto. Per nessuna ragione al mondo. Non esisteva una donna che valesse un simile tormento.
In compenso c’erano tante donne disponibili e disposte a scopare senza impegno e Isabella non si sarebbe dimostrata differente dalle altre, nonostante il visetto pulito e lo sguardo amorevole verso quei piccoli rompipalle che continuavano a lanciarle le palla.
Si avvicinò con nuova baldanza e l’apostrofò semplicemente: «Ciao.»
La ragazza si voltò perdendo il sorriso. «Prego?»
«Ciao» ripeté lui allargando il sorriso, chiedendosi se l’influenza dello scorbutico sceriffo avesse leso le facoltà mentali e di socializzazione della ragazza.
«Ci conosciamo?» fece lei in risposta.
Edward finse un dolore improvviso portandosi una mano al petto e atteggiando il viso in una smorfia drammatica. «Non puoi esserti dimenticata di me. Mi spezzi il cuore.»
Lei sollevò appena un sopracciglio senza accennare il minimo sorriso. Sì, doveva aver ereditato il gene dell’antipatia dal padre.
In una qualunque altra situazione, con la stessa reazione da parte di una donna, avrebbe girato i tacchi e cercato soddisfazione altrove - non che la cosa fosse mai capitata, ovvio -, ma lì ne andava del suo onore. Jacob non l’avrebbe smessa per anni di sfotterlo se si fosse arreso alla prima difficoltà e fosse tornato indietro con la coda tra le gambe. Non si diede per vinto.
«Sono Edward. Edward Cullen.»
«Edward Cullen? Sì, mi pare di ricordare vagamente questo nome. Hai frequentato il liceo di Forks?»
Va bene, doveva ammetterlo, il suo ego ne stava risentendo parecchio, ma era vero che era passato tanto tempo, una persona poteva dimenticarsi di un ragazzo conosciuto, o meglio non conosciuto, dieci anni prima.
«Proprio così, Isabella. Forse tu non ti ricordi di me, ma io ti conosco molto bene.»
Senza perdere l’aria infastidita, ma anzi accentuandola, lei mosse leggermente la testa di lato guardandolo negli occhi.
«Se mi conoscessi, non molto bene come affermi ma solo leggermente, sapresti che non amo essere chiamata Isabella. Ho ribadito più e più volte con chiunque che preferisco Bella. È più probabile che tu mi confonda con qualcun’altra che casualmente mi somiglia.»
Edward, forse per la prima volta da… sempre, sentì le guance andare a fuoco. Si voltò per incenerire il suo amico con lo sguardo e lo vide godersi lo spettacolo della sua disfatta da poca distanza, da dove senza dubbio aveva sentito ogni parola. Pensò di vedergli sul viso un’espressione colpevole, invece gli strizzò un occhio muovendo appena le spalle come a voler dire “Ops, forse mi sono sbagliato”. Stronzo!
«Ora devi scusarmi» riprese a dire Bella quando riportò lo sguardo a lei, «ma temo che la temperatura dell’acqua sia troppo bassa anche in piena stagione per stare a mollo tanto tempo, come potrai notare» gli disse abbassando gli occhi sul proprio petto che mostrava i capezzoli turgidi, svettanti sotto il leggero tessuto del costume. Con questo si voltò e si diresse poco distante, sdraiandosi sulla pancia a godersi il sole. Per un momento a Edward parve di vedere le labbra della ragazza muoversi in un mormorio continuo, ma la rabbia lo convinse che fosse uno scherzo della sua mente alterata.
Dopo aver lanciato un’altra occhiata assassina a Jacob si diresse al largo, immergendosi nell’acqua fredda per stancarsi abbastanza dal desistere dal desiderio di far fuori quello stronzo che se la rideva dalla riva.
Restò in acqua a lungo muovendo braccia e gambe in perfetta sincronia.
Bella arrivò al suo asciugamano mentalmente provata. Aveva voluto assecondare la richiesta di Jacob, convinta che dopo tutti quegli anni Edward Cullen non le facesse più l’effetto che aveva su di lei al liceo.
Illusa!
Come era possibile che fosse ancora più bello di allora? Perché non aveva messo su pancia? Si sarebbe accontentata anche di un principio di calvizie, invece niente. Nessun difetto - a parte la solita boria che si portava dietro, probabilmente dalla culla -, solo meraviglia compressa in un unico corpo.
Avrebbe ucciso Jacob Black. Avrebbe strozzato quel suo collo taurino a mani nude.
«Non preoccuparti, Bella» citò borbottando tra sé, intonando una pessima imitazione della voce calda e bassa del suo amico. «È la tua occasione, Bella. Potrai dimostrare a te stessa di non essere più la ragazzina goffa del liceo… e poi potrai sbattergli in faccia che non è tanto irresistibile come crede… e potrai vantarti di non essere caduta tra le braccia di Edward Cullen come una pera cotta… e potrai ridere in faccia alle ochette di Forks e… e… e vaffanculo, Jacob.»
L’aveva convinta che sarebbe stato un gioco da bambini imbrogliarlo, che non si sarebbe mai accorto che fingeva indifferenza, invece era stato sufficiente stargli accanto perché il suo corpo la tradisse esponendo i suoi seni davanti agli occhi del ragazzo. Altro che freddo! Avrebbe preferito immergersi di nuovo nell’acqua e raffreddare quella traditrice che aveva tra le gambe. Ma lei aveva una missione, cantilenò nella sua testa, doveva dimostrare che il cielo non era azzurro, che l’acqua non era bagnata e che Edward Cullen non fosse sexy come il peccato.
Un gran cazzo!
Era irresistibile, eccome se lo era. Certo non aveva aiutato notare la semierezione che sfoggiava sotto il costume - a proposito di gran cazzi. Per fortuna non indossava uno di quegli slip striminziti che mettono in evidenza ogni millimetro di carne o gli sarebbe saltata addosso. E pensare che aveva sempre pensato che quel tipo di costume fosse di uno squallore unico!
Era ancora stupita dall’essere riuscita a mantenere quell’espressione impassibile. Dopotutto, gli anni passati a celare le proprie emozioni a un padre che capiva ogni persona con uno sguardo erano serviti. All’epoca non poteva fargli intuire quanto detestasse essere la figlia dello sceriffo, che tutta la popolazione maschile, etero e sotto i sessanta, si tenesse a distanza da lei, col risultato che non aveva visto l’ombra di una scopata se non al primo anno di college. E per fortuna c’era stato Embry a sfidare la sorte pur di palparle le tette e limonare con lei… almeno finché lo sceriffo era venuto a conoscenza delle loro attività extracurriculari e l’aveva avvicinato minacciando di togliergli ogni possibilità di essere padre un giorno. Amava suo padre, ma aveva odiato ogni singolo giorno trascorso vicino a lui e lontano delle sue sacrosante esperienze sessuali.
Si mise seduta fingendo di spalmarsi la crema sul corpo mentre scrutava con attenzione l’acqua in cerca dell’uomo che l’aveva ossessionata per anni. Spostò lo sguardo per incrociare quello di Jacob che stava placidamente disteso su un telo e la guardava con un grande sorriso sulle labbra. Lui sollevò il pollice, lei il dito medio, facendolo scoppiare a ridere.
Individuò Edward tra un fluttuo e l’altro. Sembrava che non riuscisse a trovare pace. Andava sotto, si muoveva con veloci bracciate avanti e indietro, tornava giù, riemergeva spostando l’acqua e i capelli dal viso con un colpo secco della testa.
E lei stava boccheggiando, cazzo!
Aveva bisogno di tornare in acqua, raffreddare il corpo oppure allontanarsi dalla riva e da quei graziosi bambini e dare sollievo alla propria passera in fiamme.
Fanculo, Cullen. Continua a nuotare all’infinito, il mio compito l’ho assolto. Tu non sei un dono di Dio alle donne e io mi godo la vacanza.
Peccato che la sua idea di godimento fosse ben differente da un tuffetto nell’oceano. Spalmarsi sul corpo forte e bagnato di Edward, per esempio, sarebbe stato più rappresentativo dei suoi desideri.
Si alzò dirigendosi in acqua.
Edward riemerse per prendere fiato, ma un attimo prima di immergersi ancora vide Isabella avvicinarsi alla riva. Forse sarebbe tornata a farsi lanciare la palla da quei marmocchi. Cosa c’era di tanto divertente nel giocare con quegli esserini inutili non lo capiva, ma se a lei piaceva… tanti auguri.
Era arrabbiato e infastidito. Gli aveva fatto fare la figura del cretino con Jacob, non che potesse saperlo ma la cosa non cambiava.
Ormai non era più per la sfida che gli aveva lanciato l’amico, era diventata una questione di principio e d’orgoglio. Doveva scoparsela. L’avrebbe fatta urlare di piacere e le avrebbe dimostrato quanto poteva essere fantastico a letto e dopo non l’avrebbe mai più dimenticato. Poco ma sicuro. E poi lo eccitava come non gli era mai successo nella vita.
Continuò a guardarla abbandonare la riva, dirigendosi dalla parte opposta alla sua. Non l’avrebbe permesso. Prese un lungo respiro prima di immergersi e raggiungerla senza essere visto. Le toccò il polpaccio sott’acqua prima di riemergere davanti ai suoi occhi. Bella fece un salto indietro portandosi una mano al petto, spaventata.
«Ma sei pazzo?»
«Ciao» le rispose lui.
«Non abbiamo già avuto questa conversazione?»
«Mi pare di ricordarla vagamente, ma non è stata soddisfacente dal mio punto di vista» le disse senza mai perdere il sorriso strafottente.
«Ma non mi dire! Sono sicura che se ti guardi intorno troverai parecchie ragazze pronte a rendere lo scambio di opinioni molto più interessante.»
Non poteva stargli tanto vicina a lungo senza cominciare a sbavare o ansimare in modo vergognoso. Doveva convincerlo di non essere interessata e allontanarsi al più presto o avrebbe perso la faccia con Jacob… e la dignità.
«Mi sono guardato intorno per tanto tempo e ho capito che l’unica che voglio continuare a guardare sei tu.» E, sorprendendo anche se stesso, si accorse di non mentire. C’era qualcosa in quella donna che lo intrigava oltre ogni dire. Forse avrebbe dovuto darle retta e trovarsi un’altra oppure tornare all’idea iniziale e stare tranquillo per il resto della vacanza, invece era lì, davanti a lei e non intendeva darsi per vinto.
«Senti, Edward, io non…»
«Ho voglia di baciarti, Isabella. Non ho mai desiderato baciare una donna quanto desidero farlo con te» la interruppe lui, guardandola serio negli occhi.
Lei annaspò in cerca di qualcosa, qualunque cosa che le impedisse di gettarsi tra le sue braccia. «Bella» puntualizzò non volendo ammettere quanto il suo nome risultasse eccitante sulle labbra di Edward.
«No, non Bella. Isabella. Bella è un nome carino per una ragazza carina, ma poteva andare bene al liceo. Adesso sei una donna, una bellissima donna con un nome da adulta, sensuale, eccitante…»
E il tentativo di Bella di mantenere un contegno andò a farsi fottere, lasciandola tremante e non per la temperatura dell’acqua.
«Vuoi baciarmi? Se non lo vuoi temo dovrai dirmelo entro i prossimi cinque secondi perché non credo di poter resistere oltre lontano dalle tua labbra.»
Erano talmente vicini che il fiato di lui si infranse sul viso di lei, mandando a puttane qualunque speranza avesse mai avuto di resistergli.
Bastò un minimo movimento per annullare la distanza tra loro e unirli in un bacio che li lasciò tremanti e con l’unico desiderio di trovarsi lontani da lì, in una grande stanza con un letto, o in una stanza anche piccola con un grande letto, oppure che si fottesse il letto purché fosse presente una superficie qualunque dove poter scopare… cioè fare sesso… fare l’amore… ma che cazzo! A nessuno dei due fregava niente della semantica se potevano raggiungere l’obiettivo comune. L’avrebbero raggiunto. Presto.
Edward era andato in spiaggia col suo migliore amico per passare qualche ora senza pensieri e responsabilità e si era fatto fregare da Jacob.
Bella era andata nella stessa spiaggia col chiaro intento di dare una lezione a Edward Cullen, prendersi la sua rivalsa sull’adolescenza di merda che aveva passato, desiderandolo da lontano, invidiando tutte quelle ragazze senza materia grigia che si portava in ogni angolo a disposizione. Non aveva dato una lezione a Edward ma… si era fatta fregare da Jacob.
Come guidati da una forza suprema, si separarono stringendo gli occhi. Insieme si voltarono verso la riva e videro Jacob che li salutava muovendo appena le dita di una mano, sorridendo felice.
«Stronzo» sibilarono insieme per poi scoppiare a ridere e riprendere da dove avevano lasciato.
L’acqua li avvolgeva lenta e calma, li cullava col suo movimento perpetuo accogliendo e accompagnando i lievi movimenti dei loro bacini, specialmente dopo che Bella avvolse le gambe alla vita di Edward. Dovevano fermarsi prima di dare scandalo, ma quel bacio li aveva travolti, lasciandoli senza speranza, con la sola certezza che non sarebbero mai più riusciti a restare lontani l’uno dall’altro.
Jacob allungò il braccio alla sua destra avvolgendolo attorno alla vita di Nessie, si voltò e la vide sorridere all’immagine davanti a lei, lontano dalla riva.
«Allora ci sei riuscito, Cupido.» Lui avvicinò le labbra alla sulla tempia per lasciarle un tenero bacio.
«Adesso dipende tutto da loro, ma sono sicuro che siano nati per stare insieme.»
Intrecciarono le dita scambiandosi un tenero bacio, prima di allontanarsi mano nella mano dalla spiaggia.
Sarebbero tornati.
Quella stessa spiaggia avrebbe visto i cambiamenti delle vite di tutti loro. Sarebbe stata testimone delle dichiarazioni d’amore delle due coppie, come delle proposte di matrimonio di due uomini impacciati ma profondamente innamorati delle rispettive compagne. E avrebbe visto, a distanza di cinque anni, un Edward molto meno tronfio sorridere felice a un bambino dagli occhi verdi e i capelli castani che gli lanciava una palla, senza mai stancarsi di rimandarla indietro e la sua bella moglie che li guardava estasiata mentre una delle sue mani accarezzava il ventre, arrotondato per la seconda volta.  

13 commenti:

  1. Interessante e graziosa... molto
    Una lettura piacevole, ci sono delle imperfezioni dovuti ad errori di distrazione ma nel complesso un'idea graziosa.
    Grazie

    JB

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  2. Interessante e divertente questa shot...Mi incuriosiva sapere quanto sarebbe durato l'approccio e chi dei due avrebbe ceduto per primo

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  3. Deliziosa!!!
    Gli scambi tra Jacob ed Edward sono ben costruiti e permettono di capire che tipo siano questi due.
    Lettura gradevole e scorrevole... brava... e grazie

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  4. ahahahahahaah!!! molto carina!!!
    All'inizio ti ho individuata subito, hai un'impronta del tutto personale nello stile di scrittura e sai essere scorrevole e brava come poche, poi ho avuto dei dubbi perchè ci sono delle espressioni che mi sembrava di non riconoscere, ma è stato solo un dubbio fugace perchè la struttura della storia è assolutamente unica :D
    Mi è piaciuta moltissimo e come al solito mi piacerebbe leggere di più su questo bellissimo quartetto.
    Bravissima!
    -Sparv-

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  5. Ma che carina questa storia!!!Mi è anche piaciuto un sacco il personaggio di Jacob e il ruol oche gli hai intagliato nella trama...brava!!!

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  6. Molto carina come storia!!! Leggera e romantica come piace a me!!! Bravissima!!!
    Aleuname.

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  7. Una volta tanto, Jacob è il personaggio più interessante della storia. E' un buon amico sia per Edward che per Bella: dispiaciuto per il vuoto affettivo che caratterizza la loro vita, cerca di fare in modo che le diverse solitudini si incontrino per far nascere qualcosa di nuovo. Li conosce così bene che sa quali tasti pigiare per ottenere la giusta reazione, ne manipola i comportamenti e si comporta da sollecito cupido.
    Non so per chi essere più triste: per Bella a cui il padre poliziotto ha impedito una sana vita sessuale o per Edward, cinico e disincantato nel suo approccio ai rapporti di coppia.
    Per fortuna c'è il grande Jacob che risolve la situazione!

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  8. Bella e divertente, mi è piaciuta, finalmente Jacob non ha la parte del bastardo o dell'amico che rimane sempre a bocca asciutta. Brava.

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  9. Mi è piaciuta e mi sono divertita a leggerla, i dialoghi tra Edward e Jacob sono belli e vivaci, molto realistici e ben strutturati. Concordo con le altre sul piacere di leggere un Jacob amico, una volta tanto, invece del "solito" Jasper. Mi ha divertito anche Bella, col suo inutile (ma è scontato che lo sia) tentativo di resistere al "nostro" dio greco. Brava.
    Grazie di averla condivisa con noi

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  10. Se anche non sapessi chi sei ti avrei riconosciuta. Scritta molto bene, delicata, con i suoi bei piccoli drammi Forse avrei preferito che ti dilungassi di più sul finale. Ma la storia di per sè... come sempre quando si tratta di te... è una bella storia!!! Grazie Cristina.

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  11. Ciao, questa storia l'avevo letta all'inizio e forse commento troppo tardi. Questa shot è la mia preferita e quindi se dovessi dare il punteggio massimo lo darei a questa...Ho adorato il ruolo di Jacob, il furbetto cupido..e quindi anche lo scambio di battute tra i due amici.
    Mi chiedo come si sarebbero vendicati Bella ed Edward nei confronti del loro comune amico e cupido...
    Ciao e complimenti

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  12. Molto bella e tenera questa storia. L'idea dell'amico cupido che fa leva sul loro lato orgoglioso e deliziosa. Brava!

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  13. Interessante, divertente e finalmente un Jacob in versione amico cupido

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