TRUFFATI
DALL’AMORE
«Va
bene, ma se non fosse così?»
«Sul
serio. Non capisco dove vuoi arrivare.»
«Dico
solo che non credo che tu sia tanto irresistibile quanto credi.»
«Non
ho mai detto di esserlo. Ho soltanto affermato che non ho mai
conosciuto una donna che non sia stata ben più che felice di venire
a letto con me.»
«E
che nessuna ti resiste.»
«Solo
perché sinora non è ancora successo.»
«Sei
uno sbruffone. Non puoi aver scopato tutte le donne che hai
conosciuto. Se fosse così avresti delle grosse difficoltà a
camminare per strada e Forks sarebbe un posto molto pericoloso per
girare indisturbato con tutte le pazze che la popolano.»
«Perché
credi che torni tanto raramente a casa?»
«Sei
un cazzone!»
Jacob
Black guardò il suo amico di sempre, compatendolo. Sapeva che non
stava inventando frottole per vantarsi, aveva davvero ogni donna
desiderasse, ma questo l’aveva reso indifferente alla bellezza, ai
sorrisi, alle carezze, alle tenerezze tra amanti, alle risate e ai
mille piccoli gesti che le coppie si scambiano continuamente. Si
stava inaridendo e a lui piangeva il cuore ogni volta che ci pensava.
Erano cresciuti insieme, si volevano bene; probabilmente era l’essere
umano che Edward amava di più al mondo, se si escludevano i membri
della sua famiglia. Per questo aveva deciso di agire, di provare a
sistemare le cose in modo che anche lui potesse godere delle gioie
dell’amore.
Aveva
dovuto bluffare un po’ e ingannare lui e colei che, ne era certo,
fosse la sua metà perfetta ma, se il risultato fosse stato quello
sperato, tutto si sarebbe sistemato per il meglio.
Jacob
finse di guardarsi intorno con indifferenza. Si trovavano alla
spiaggia della riserva dei Quileute, uno dei posti più belli del
creato per come la vedeva lui, anche se restava freddino pur essendo
piena estate. Entrambi amavano quel posto, facevano il possibile per
tornarci spesso… almeno Jacob, Edward tendeva a restare lontano più
a lungo proprio per evitare le donne del posto, la maggior parte
delle quali si erano appartate con lui al liceo. Gli occhi di Jacob
si fermarono puntando lo sguardo su una giovane donna che usciva
dall’acqua.
«Quella
te la sei fatta?»
Edward si voltò a
guardare nella direzione indicata dall’amico. Gli si bloccò il
respiro alla vista di quella donna che con grazia ed eleganza si
dirigeva alla riva. La maggior parte delle persone erano goffe e
incespicavano tra le onde, invece lei avanzava lenta e sinuosa come
una venere mora che emergeva dall’oceano. Inghiottì il groppo che
aveva in gola riuscendo a fingere indifferenza.
«Chi?
La turista bruna. Mi sopravvaluti, amico mio. Neanche io posso
scoparmi ogni donna dello stato.»
Jacob
scoppiò a ridere per il patetico tentativo dell’amico. Poteva
anche modulare la voce come più gli piaceva, non per niente era un
ottimo avvocato, ma non poteva niente contro la mezza erezione che
sfoggiava senza vergogna dal momento stesso in cui aveva posato gli
occhi sulla donna.
«Quella
non è una turista, cretino. È Isabella Swan.»
Edward
strabuzzò gli occhi incredulo. «Quella è la piccola Bella? La
figlia dello sceriffo?»
«Già,
proprio lei.»
Jacob si godette il
momento di smarrimento dell’amico e fu come vedergli sulla testa un
fumetto nel quale si chiedeva che fine avesse fatto la ragazzina un
po’ goffa che frequentava il liceo con loro, la stessa piccoletta
sempre carina con tutti, ma notoriamente off limits per qualunque
essere dotato di pene.
Edward,
in effetti, si stava facendo esattamente quelle domande. Era fuori
discussione che la piccoletta fosse cambiata radicalmente col passare
del tempo, tanto che non l’aveva riconosciuta con quei capelli
lunghi appesantiti dall’acqua e soprattutto quelle gambe lunghe e
toniche e quel seno pieno. L’aveva sempre vista piuttosto
infagottata e niente lasciava immaginare una tale metamorfosi. In
ogni caso aveva sempre evitatola maggior parte dei contatti con lei,
essere figlia dello sceriffo non dava margine di movimento e lui non
aveva tempo da perdere a coltivare amicizie con le ragazze all’epoca;
non che le cose fossero cambiate poi molto negli anni.
Quando
si riscosse dal suo peregrinare in tempi passati notò lo sguardo
soddisfatto del suo amico. Ci mancava solo che si leccasse i baffi
come un gatto soddisfatto.
«Beh,
quella
non se l’è fatta nessuno.»
«Forse
al liceo, ma sono passati dieci anni da allora, dubito che gli uomini
si facciano ancora intimorire dalla figura paterna come facevamo noi
da adolescenti. Senza tralasciare il fatto che varrebbe la pena
rischiare un pallino sulla chiappa per stare con una così.»
«Il
mio culo ha un solo buco e non ci tengo ad aumentarne il numero, e
poi credo che la minaccia all’epoca fosse rivolta alle palle non
alle chiappe.»
«In
realtà si alternava in base all’umore dello sceriffo.»
«Comunque
non mi interessa. Sono in vacanza e voglio passare questi giorni in
tranquillità, non ho bisogno di nuove conquiste.»
Jacob stava perdendo
le speranze, pensava che il solo vederla avrebbe innescato in Edward
la modalità “caccia aperta”, ma sembrava non funzionare. Decise
di giocarsi l’ultima carta. Incrociando le dita gli rise in faccia
ancora una volta.
«Lo
sapevo, sei un pallone gonfiato. Sei solo chiacchiere e distintivo,
solo chiacchiere e distintivo.»
«Sei
serio? Citi Al Capone per spingermi a scopare una tipa che non
vediamo da dieci anni?»
«Non
solo Al Capone, caro il mio amico di sempre, cito il più grande
Robert di tutti i tempi. Niente a che vedere con quello sbarbatello
che tentano di far passare per grande attore. È bravino, non lo
nego, però non può competere con l’imperatore, al massimo può
essere un principe. Re con un po’ di impegno.»
«Di
chi parli?
«Ma
sì, dai. Quello che muore praticamente in ogni film.»
«Ah,
il tipo che nessun buon padre lascerebbe solo in macchina con la
figlia? Cazzo, a quel tipo non gli si può affidare una limo che la
trasforma in un bordello. Però non è male, ho visto qualche suo
film e non credo che sia solo un bel faccino e poi fa impazzire le
ragazze e mi dicono continuamente che gli assomiglio, quindi mi va di
culo.»
«E
ti pareva! Come se non scopassi abbastanza senza somigliare a un divo
del cinema. Non c’è giustizia in questo mondo.»
«Allora
aspetta il prossimo. Magari ti va meglio. E comunque non mi sembra
che tu soffra di astinenza da sesso.»
«In
effetti non posso darti torto, ma stai cambiando argomento. Sei bravo
come avvocato, ma io ti conosco da quando ancora non ti sapevi cosa
fosse una sega, quindi non mi abbindoli con le tue manovre evasive e
la tua voce profonda. In ogni caso ho capito: te la fai sotto con la
piccola Isabella.»
«Non
me la faccio sotto, sono in vacanza e voglio rilassarmi.»
«Che
strano, la maggior parte delle persone approfittano delle vacanze per
scopare il più possibile, tu le usi per riposare l’uccello. Hai
ragione, però, dubito che potresti riuscirci con lei.»
«Non
ho detto che non posso.»
Ottimo,
stava cuocendo per benino. «Sì, sì ho capito, sei in vacanza e
vaccate varie. E poi non è affatto detto che ti basti volerlo per
portartela a letto.»
«Va
bene, stronzo. Visto che hai deciso di rompermi le palle guarda e
impara, magari ti risparmi qualche sega in futuro.»
«Non
ci riuscirai, Isabella non è come le altre.»
«È
una donna» gli rispose Edward beffardo, come se quella parola
racchiudesse il segreto del proprio successo. Come se quelle cinque,
semplici lettere bastassero a regalargli la vittoria sull’amico.
Jacob
sghignazzò senza ritegno. Fingeva di non dar credito alle parole di
Edward ma, in realtà, tentava di soffocare l’amarezza che gli
scaturiva dalle parole dell’amico. Incrociò mentalmente le dita
sperando che ciò che aveva organizzato portasse la felicità nelle
vite dei due perché Isabella, tanto quanto Edward, aveva bisogno di
trovare l’amore e riempire in quel modo la sua vita, fatta
prevalentemente di lavoro.
«Vediamo
dunque, grande conquistatore.»
«Tieniti
pronto per andare a pranzo, non ci metterò tanto.»
«Sarò
qui ad attenderti, mio eroe» gli disse, sbattendo le ciglia come una
dama d’altri tempi.
Edward si allontanò
mugugnando uno “stronzo” a mezza bocca.
«Oh,
Edward?» L’amico si voltò infastidito, guardandolo senza parole.
«Anche se va contro la mia possibilità di dimostrare che non sei
irresistibile voglio darti un consiglio.»
«Ossia?»
«Non
chiamarla Bella. Lo detesta, non permette a nessuno di chiamarla così
dai tempi del liceo.
«E
tu lo sapresti perché…?»
«Sei
tu quello che non passa mai di qua. Io ci torno spesso, non ho mai
perso i contatti con lei e poi vive e lavora a Seattle, come noi.»
«E
perché non ne sapevo niente?»
«Perché
quando io mi vedo con lei tu hai sempre qualche scopata in
programma.»
«Se
me ne avessi parlato avrei anche potuto farne a meno per passare un
po’ di tempo col mio migliore amico.»
«E
provare a scoparti anche l’unica donna sotto i sessanta di Forks
che ancora non ti eri portato a letto.»
«Presto,
amico mio. Presto.»
Edward
riprese a camminare verso la ragazza mentre Jacob spostava
l’attenzione su Isabella che, come concordato, si era fermata in
prossimità della riva. Più la guardava più si convinceva che fosse
l’unica in grado di far cambiare vita a Edward. Era bella, sì, ma
anche forte e decisa quanto dolce e amorevole. Davvero incantevole
con quel bikini azzurro cielo, l’acqua che le lambiva le gambe e
il sole a illuminarle i capelli che sotto i raggi tendevano al rosso.
Sorrideva mentre lanciava una palla a due bambini in riva che la
rimandavano indietro tra le sue mani.
Il
poveretto non aveva speranze.
Edward
si avvicinò alla ragazza con la sua eterna aria arrogante e
presuntuosa, sapeva di non essere indifferente alle donne e giocava
continuamente su quel fattore. La figlia dello sceriffo non sarebbe
stata un’eccezione e Jacob avrebbe smesso di rompergli le palle e
si sarebbe messo l’anima in pace.
Non
ne avevano mai parlato ma lui sapeva che, secondo il suo migliore
amico, la sua vita era priva di quelle emozioni che solo l’amore
vero poteva donare. Pfff! Chi aveva bisogno di quelle stronzate
quando poteva scopare quando e chi voleva?
Jacob era diverso,
lui sognava di sistemarsi, formare una famiglia vera con tanto di
marmocchi al seguito e forse aveva trovato la donna giusta con cui
realizzare quel sogno che rincorreva sin da piccolo.
Edward
no, lui aveva visto e continuava a vedere coppie che si separavano
nel peggiore dei modi. Ogni giorno incontrava donne col cuore
spezzato da mariti fedifraghi, occhi gonfi e rossi di lacrime, che
tentavano di mantenere un contegno per il tempo che passavano negli
uffici dello studio in cui lavorava. E vedeva altrettanti uomini
distrutti dal dolore di aver perso quello che Jacob cercava tanto
alacremente; non presentavano gli stessi occhi rossi delle donne, ma
guardandoci dentro non si trovava niente,
nessuna luce, nessun sentimento, solo il vuoto più assoluto. Per non
parlare di quelle coppie che si insultavano per tutto il tempo, che
si rinfacciavano gli anni trascorsi insieme, le rinunce, i sacrifici
che avevano compiuto l’uno per l’altra. E poi c’erano quelli
che, con una calma disarmante, si spartivano freddamente ogni singolo
oggetto messo insieme nella vita coniugale e decidevano a tavolino
cosa o quanto spettava in più dell’altro a chi si prendeva la
responsabilità dei figli.
No,
Edward non sarebbe mai arrivato a quel punto. Per nessuna ragione al
mondo. Non esisteva una donna che valesse un simile tormento.
In
compenso c’erano tante donne disponibili e disposte a scopare senza
impegno e Isabella non si sarebbe dimostrata differente dalle altre,
nonostante il visetto pulito e lo sguardo amorevole verso quei
piccoli rompipalle che continuavano a lanciarle le palla.
Si
avvicinò con nuova baldanza e l’apostrofò semplicemente: «Ciao.»
La
ragazza si voltò perdendo il sorriso. «Prego?»
«Ciao»
ripeté lui allargando il sorriso, chiedendosi se l’influenza dello
scorbutico sceriffo avesse leso le facoltà mentali e di
socializzazione della ragazza.
«Ci
conosciamo?» fece lei in risposta.
Edward
finse un dolore improvviso portandosi una mano al petto e atteggiando
il viso in una smorfia drammatica. «Non puoi esserti dimenticata di
me. Mi spezzi il cuore.»
Lei sollevò appena
un sopracciglio senza accennare il minimo sorriso. Sì, doveva aver
ereditato il gene dell’antipatia dal padre.
In
una qualunque altra situazione, con la stessa reazione da parte di
una donna, avrebbe girato i tacchi e cercato soddisfazione altrove -
non che la cosa fosse mai capitata, ovvio -, ma lì ne andava del suo
onore. Jacob non l’avrebbe smessa per anni di sfotterlo se si fosse
arreso alla prima difficoltà e fosse tornato indietro con la coda
tra le gambe. Non si diede per vinto.
«Sono
Edward. Edward Cullen.»
«Edward
Cullen? Sì, mi pare di ricordare vagamente questo nome. Hai
frequentato il liceo di Forks?»
Va bene, doveva
ammetterlo, il suo ego ne stava risentendo parecchio, ma era vero che
era passato tanto tempo, una persona poteva dimenticarsi di un
ragazzo conosciuto, o meglio non conosciuto, dieci anni prima.
«Proprio
così, Isabella. Forse tu non ti ricordi di me, ma io ti conosco
molto bene.»
Senza
perdere l’aria infastidita, ma anzi accentuandola, lei mosse
leggermente la testa di lato guardandolo negli occhi.
«Se
mi conoscessi, non molto bene come affermi ma solo leggermente,
sapresti che non amo essere chiamata Isabella. Ho ribadito più e più
volte con chiunque che preferisco Bella. È più probabile che tu mi
confonda con qualcun’altra che casualmente mi somiglia.»
Edward,
forse per la prima volta da… sempre, sentì le guance andare a
fuoco. Si voltò per incenerire il suo amico con lo sguardo e lo vide
godersi lo spettacolo della sua disfatta da poca distanza, da dove
senza dubbio aveva sentito ogni parola. Pensò di vedergli sul viso
un’espressione colpevole, invece gli strizzò un occhio muovendo
appena le spalle come a voler dire “Ops, forse mi sono sbagliato”.
Stronzo!
«Ora
devi scusarmi» riprese a dire Bella quando riportò lo sguardo a
lei, «ma temo che la temperatura dell’acqua sia troppo bassa anche
in piena stagione per stare a mollo tanto tempo, come potrai notare»
gli disse abbassando gli occhi sul proprio petto che mostrava i
capezzoli turgidi, svettanti sotto il leggero tessuto del costume.
Con questo si voltò e si diresse poco distante, sdraiandosi sulla
pancia a godersi il sole. Per un momento a Edward parve di vedere le
labbra della ragazza muoversi in un mormorio continuo, ma la rabbia
lo convinse che fosse uno scherzo della sua mente alterata.
Dopo aver lanciato
un’altra occhiata assassina a Jacob si diresse al largo,
immergendosi nell’acqua fredda per stancarsi abbastanza dal
desistere dal desiderio di far fuori quello stronzo che se la rideva
dalla riva.
Restò
in acqua a lungo muovendo braccia e gambe in perfetta sincronia.
Bella
arrivò al suo asciugamano mentalmente provata. Aveva voluto
assecondare la richiesta di Jacob, convinta che dopo tutti quegli
anni Edward Cullen non le facesse più l’effetto che aveva su di
lei al liceo.
Illusa!
Come
era possibile che fosse ancora più bello di allora? Perché non
aveva messo su pancia? Si sarebbe accontentata anche di un principio
di calvizie, invece niente. Nessun difetto - a parte la solita boria
che si portava dietro, probabilmente dalla culla -, solo meraviglia
compressa in un unico corpo.
Avrebbe ucciso Jacob
Black. Avrebbe strozzato quel suo collo taurino a mani nude.
«Non
preoccuparti, Bella» citò borbottando tra sé, intonando una
pessima imitazione della voce calda e bassa del suo amico. «È la
tua occasione, Bella. Potrai dimostrare a te stessa di non essere più
la ragazzina goffa del liceo… e poi potrai sbattergli in faccia che
non è tanto irresistibile come crede… e potrai vantarti di non
essere caduta tra le braccia di Edward Cullen come una pera cotta…
e potrai ridere in faccia alle ochette di Forks e… e… e
vaffanculo, Jacob.»
L’aveva
convinta che sarebbe stato un gioco da bambini imbrogliarlo, che non
si sarebbe mai accorto che fingeva indifferenza, invece era stato
sufficiente stargli accanto perché il suo corpo la tradisse
esponendo i suoi seni davanti agli occhi del ragazzo. Altro che
freddo! Avrebbe preferito immergersi di nuovo nell’acqua e
raffreddare quella traditrice che aveva tra le gambe. Ma lei aveva
una missione, cantilenò nella sua testa, doveva dimostrare che il
cielo non era azzurro, che l’acqua non era bagnata e che Edward
Cullen non fosse sexy come il peccato.
Un gran cazzo!
Era
irresistibile, eccome se lo era. Certo non aveva aiutato notare la
semierezione che sfoggiava sotto il costume - a proposito di gran
cazzi. Per fortuna non indossava uno di quegli slip striminziti che
mettono in evidenza ogni millimetro di carne o gli sarebbe saltata
addosso. E pensare che aveva sempre pensato che quel tipo di costume
fosse di uno squallore unico!
Era
ancora stupita dall’essere riuscita a mantenere quell’espressione
impassibile. Dopotutto, gli anni passati a celare le proprie emozioni
a un padre che capiva ogni persona con uno sguardo erano serviti.
All’epoca non poteva fargli intuire quanto detestasse essere la
figlia dello sceriffo, che tutta la popolazione maschile, etero e
sotto i sessanta, si tenesse a distanza da lei, col risultato che non
aveva visto l’ombra di una scopata se non al primo anno di college.
E per fortuna c’era stato Embry a sfidare la sorte pur di palparle
le tette e limonare con lei… almeno finché lo sceriffo era venuto
a conoscenza delle loro attività extracurriculari e l’aveva
avvicinato minacciando di togliergli ogni possibilità di essere
padre un giorno. Amava suo padre, ma aveva odiato ogni singolo giorno
trascorso vicino a lui e lontano delle sue sacrosante esperienze
sessuali.
Si
mise seduta fingendo di spalmarsi la crema sul corpo mentre scrutava
con attenzione l’acqua in cerca dell’uomo che l’aveva
ossessionata per anni. Spostò lo sguardo per incrociare quello di
Jacob che stava placidamente disteso su un telo e la guardava con un
grande sorriso sulle labbra. Lui sollevò il pollice, lei il dito
medio, facendolo scoppiare a ridere.
Individuò
Edward tra un fluttuo e l’altro. Sembrava che non riuscisse a
trovare pace. Andava sotto, si muoveva con veloci bracciate avanti e
indietro, tornava giù, riemergeva spostando l’acqua e i capelli
dal viso con un colpo secco della testa.
E lei stava
boccheggiando, cazzo!
Aveva
bisogno di tornare in acqua, raffreddare il corpo oppure allontanarsi
dalla riva e da quei graziosi bambini e dare sollievo alla propria
passera in fiamme.
Fanculo, Cullen.
Continua a nuotare all’infinito, il mio compito l’ho assolto. Tu
non sei un dono di Dio alle donne e io mi godo la vacanza.
Peccato
che la sua idea di godimento fosse ben differente da un tuffetto
nell’oceano. Spalmarsi sul corpo forte e bagnato di Edward, per
esempio, sarebbe stato più rappresentativo dei suoi desideri.
Si alzò dirigendosi
in acqua.
Edward
riemerse per prendere fiato, ma un attimo prima di immergersi ancora
vide Isabella avvicinarsi alla riva. Forse sarebbe tornata a farsi
lanciare la palla da quei marmocchi. Cosa c’era di tanto divertente
nel giocare con quegli esserini inutili non lo capiva, ma se a lei
piaceva… tanti auguri.
Era arrabbiato e
infastidito. Gli aveva fatto fare la figura del cretino con Jacob,
non che potesse saperlo ma la cosa non cambiava.
Ormai
non era più per la sfida che gli aveva lanciato l’amico, era
diventata una questione di principio e d’orgoglio. Doveva
scoparsela. L’avrebbe fatta urlare di piacere e le avrebbe
dimostrato quanto poteva essere fantastico a letto e dopo non
l’avrebbe mai più dimenticato. Poco ma sicuro. E poi lo eccitava
come non gli era mai successo nella vita.
Continuò a
guardarla abbandonare la riva, dirigendosi dalla parte opposta alla
sua. Non l’avrebbe permesso. Prese un lungo respiro prima di
immergersi e raggiungerla senza essere visto. Le toccò il polpaccio
sott’acqua prima di riemergere davanti ai suoi occhi. Bella fece un
salto indietro portandosi una mano al petto, spaventata.
«Ma
sei pazzo?»
«Ciao»
le rispose lui.
«Non
abbiamo già avuto questa conversazione?»
«Mi
pare di ricordarla vagamente, ma non è stata soddisfacente dal mio
punto di vista» le disse senza mai perdere il sorriso strafottente.
«Ma
non mi dire! Sono sicura che se ti guardi intorno troverai parecchie
ragazze pronte a rendere lo scambio di opinioni molto più
interessante.»
Non
poteva stargli tanto vicina a lungo senza cominciare a sbavare o
ansimare in modo vergognoso. Doveva convincerlo di non essere
interessata e allontanarsi al più presto o avrebbe perso la faccia
con Jacob… e la dignità.
«Mi
sono guardato intorno per tanto tempo e ho capito che l’unica che
voglio continuare a guardare sei tu.» E, sorprendendo anche se
stesso, si accorse di non mentire. C’era qualcosa in quella donna
che lo intrigava oltre ogni dire. Forse avrebbe dovuto darle retta e
trovarsi un’altra oppure tornare all’idea iniziale e stare
tranquillo per il resto della vacanza, invece era lì, davanti a lei
e non intendeva darsi per vinto.
«Senti,
Edward, io non…»
«Ho
voglia di baciarti, Isabella. Non ho mai desiderato baciare una donna
quanto desidero farlo con te» la interruppe lui, guardandola serio
negli occhi.
Lei
annaspò in cerca di qualcosa, qualunque cosa che le impedisse di
gettarsi tra le sue braccia. «Bella» puntualizzò non volendo
ammettere quanto il suo nome risultasse eccitante sulle labbra di
Edward.
«No,
non Bella. Isabella. Bella è un nome carino per una ragazza carina,
ma poteva andare bene al liceo. Adesso sei una donna, una bellissima
donna con un nome da adulta, sensuale, eccitante…»
E
il tentativo di Bella di mantenere un contegno andò a farsi fottere,
lasciandola tremante e non per la temperatura dell’acqua.
«Vuoi
baciarmi? Se non lo vuoi temo dovrai dirmelo entro i prossimi cinque
secondi perché non credo di poter resistere oltre lontano dalle tua
labbra.»
Erano talmente
vicini che il fiato di lui si infranse sul viso di lei, mandando a
puttane qualunque speranza avesse mai avuto di resistergli.
Bastò
un minimo movimento per annullare la distanza tra loro e unirli in un
bacio che li lasciò tremanti e con l’unico desiderio di trovarsi
lontani da lì, in una grande stanza con un letto, o in una stanza
anche piccola con un grande letto, oppure che si fottesse il letto
purché fosse presente una superficie qualunque dove poter scopare…
cioè fare sesso… fare l’amore… ma che cazzo! A nessuno dei due
fregava niente della semantica se potevano raggiungere l’obiettivo
comune. L’avrebbero raggiunto. Presto.
Edward era andato in
spiaggia col suo migliore amico per passare qualche ora senza
pensieri e responsabilità e si era fatto fregare da Jacob.
Bella era andata
nella stessa spiaggia col chiaro intento di dare una lezione a Edward
Cullen, prendersi la sua rivalsa sull’adolescenza di merda che
aveva passato, desiderandolo da lontano, invidiando tutte quelle
ragazze senza materia grigia che si portava in ogni angolo a
disposizione. Non aveva dato una lezione a Edward ma… si era fatta
fregare da Jacob.
Come guidati da una
forza suprema, si separarono stringendo gli occhi. Insieme si
voltarono verso la riva e videro Jacob che li salutava muovendo
appena le dita di una mano, sorridendo felice.
«Stronzo»
sibilarono insieme per poi scoppiare a ridere e riprendere da dove
avevano lasciato.
L’acqua li
avvolgeva lenta e calma, li cullava col suo movimento perpetuo
accogliendo e accompagnando i lievi movimenti dei loro bacini,
specialmente dopo che Bella avvolse le gambe alla vita di Edward.
Dovevano fermarsi prima di dare scandalo, ma quel bacio li aveva
travolti, lasciandoli senza speranza, con la sola certezza che non
sarebbero mai più riusciti a restare lontani l’uno dall’altro.
Jacob allungò il
braccio alla sua destra avvolgendolo attorno alla vita di Nessie, si
voltò e la vide sorridere all’immagine davanti a lei, lontano
dalla riva.
«Allora
ci sei riuscito, Cupido.» Lui avvicinò le labbra alla sulla tempia
per lasciarle un tenero bacio.
«Adesso
dipende tutto da loro, ma sono sicuro che siano nati per stare
insieme.»
Intrecciarono le
dita scambiandosi un tenero bacio, prima di allontanarsi mano nella
mano dalla spiaggia.
Sarebbero tornati.
Quella
stessa spiaggia avrebbe visto i cambiamenti delle vite di tutti loro.
Sarebbe stata testimone delle dichiarazioni d’amore delle due
coppie, come delle proposte di matrimonio di due uomini impacciati ma
profondamente innamorati delle rispettive compagne. E avrebbe visto,
a distanza di cinque anni, un Edward molto meno tronfio sorridere
felice a un bambino dagli occhi verdi e i capelli castani che gli
lanciava una palla, senza mai stancarsi di rimandarla indietro e la
sua bella moglie che li guardava estasiata mentre una delle sue mani
accarezzava il ventre, arrotondato per la seconda volta.

Interessante e graziosa... molto
RispondiEliminaUna lettura piacevole, ci sono delle imperfezioni dovuti ad errori di distrazione ma nel complesso un'idea graziosa.
Grazie
JB
Interessante e divertente questa shot...Mi incuriosiva sapere quanto sarebbe durato l'approccio e chi dei due avrebbe ceduto per primo
RispondiEliminaDeliziosa!!!
RispondiEliminaGli scambi tra Jacob ed Edward sono ben costruiti e permettono di capire che tipo siano questi due.
Lettura gradevole e scorrevole... brava... e grazie
ahahahahahaah!!! molto carina!!!
RispondiEliminaAll'inizio ti ho individuata subito, hai un'impronta del tutto personale nello stile di scrittura e sai essere scorrevole e brava come poche, poi ho avuto dei dubbi perchè ci sono delle espressioni che mi sembrava di non riconoscere, ma è stato solo un dubbio fugace perchè la struttura della storia è assolutamente unica :D
Mi è piaciuta moltissimo e come al solito mi piacerebbe leggere di più su questo bellissimo quartetto.
Bravissima!
-Sparv-
Ma che carina questa storia!!!Mi è anche piaciuto un sacco il personaggio di Jacob e il ruol oche gli hai intagliato nella trama...brava!!!
RispondiEliminaMolto carina come storia!!! Leggera e romantica come piace a me!!! Bravissima!!!
RispondiEliminaAleuname.
Una volta tanto, Jacob è il personaggio più interessante della storia. E' un buon amico sia per Edward che per Bella: dispiaciuto per il vuoto affettivo che caratterizza la loro vita, cerca di fare in modo che le diverse solitudini si incontrino per far nascere qualcosa di nuovo. Li conosce così bene che sa quali tasti pigiare per ottenere la giusta reazione, ne manipola i comportamenti e si comporta da sollecito cupido.
RispondiEliminaNon so per chi essere più triste: per Bella a cui il padre poliziotto ha impedito una sana vita sessuale o per Edward, cinico e disincantato nel suo approccio ai rapporti di coppia.
Per fortuna c'è il grande Jacob che risolve la situazione!
Bella e divertente, mi è piaciuta, finalmente Jacob non ha la parte del bastardo o dell'amico che rimane sempre a bocca asciutta. Brava.
RispondiEliminaMi è piaciuta e mi sono divertita a leggerla, i dialoghi tra Edward e Jacob sono belli e vivaci, molto realistici e ben strutturati. Concordo con le altre sul piacere di leggere un Jacob amico, una volta tanto, invece del "solito" Jasper. Mi ha divertito anche Bella, col suo inutile (ma è scontato che lo sia) tentativo di resistere al "nostro" dio greco. Brava.
RispondiEliminaGrazie di averla condivisa con noi
Se anche non sapessi chi sei ti avrei riconosciuta. Scritta molto bene, delicata, con i suoi bei piccoli drammi Forse avrei preferito che ti dilungassi di più sul finale. Ma la storia di per sè... come sempre quando si tratta di te... è una bella storia!!! Grazie Cristina.
RispondiEliminaCiao, questa storia l'avevo letta all'inizio e forse commento troppo tardi. Questa shot è la mia preferita e quindi se dovessi dare il punteggio massimo lo darei a questa...Ho adorato il ruolo di Jacob, il furbetto cupido..e quindi anche lo scambio di battute tra i due amici.
RispondiEliminaMi chiedo come si sarebbero vendicati Bella ed Edward nei confronti del loro comune amico e cupido...
Ciao e complimenti
Molto bella e tenera questa storia. L'idea dell'amico cupido che fa leva sul loro lato orgoglioso e deliziosa. Brava!
RispondiEliminaInteressante, divertente e finalmente un Jacob in versione amico cupido
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