Figlia
dell'acqua, figlio del sangue.
25 Novembre
1825, territorio di Brisbane, Australia orientale.
La guardo... I
capelli ondulati si muovono sul suo corpo portati dalla leggera
brezza tiepida che soffia facendo increspare la superficie del
piccolo specchio d'acqua.
Languide, le gocce d'acqua che scorrono piano sulla sua pelle.
Sensuale, il suo corpo formoso che, ignaro, si mostra nudo ai miei occhi ardenti.
Bellissime, le sue labbra rosse dalle quali si sprigionano melodie capaci di irretirmi come i canti delle sirene del mito...
Languide, le gocce d'acqua che scorrono piano sulla sua pelle.
Sensuale, il suo corpo formoso che, ignaro, si mostra nudo ai miei occhi ardenti.
Bellissime, le sue labbra rosse dalle quali si sprigionano melodie capaci di irretirmi come i canti delle sirene del mito...
Chiusi di scatto il diario. Pensavo che scrivere di lei mi avrebbe
fatto smettere di idealizzarla e di dipingerla nella mia mente ad
ogni istante, ma erano bastate pochissime righe per farmi capire che
mettere su queste pagine i miei pensieri non faceva che renderla
ancora più reale.
Era ormai una settimana che avevo scoperto quel Paradiso Terrestre e
da sette giorni mi ci recavo ogni mattina per ammirare la sua
splendida e solitaria abitante. Anche quel giorno erano ore che la
osservavo, era un chiodo fisso che non riuscivo ad allontanare dalla
mia mente. Ero rimasto abbagliato dalla sua bellezza che
oscurava persino la perfezione naturale della cascata del laghetto di
acqua limpida nel quale lei era solita immergersi per ore e ore:
l'Australia mi stava regalando grandi sorprese. Carlisle, il mio
padre adottivo, aveva proposto di partire con una delle navi di
colonizzazione degli inglesi verso l'Australia e la mia famiglia
aveva accettato di buon grado, desiderosa di esplorare posti nuovi e
allontanarsi dal caos dell'evoluzione inglese. Non avevamo il
desiderio di arricchirci nella nuova colonia, desideravamo solo
muoverci, per evitare la fissità di secoli vissuti all'ombra
degli stessi alberi. Nella nostra lunga vita da immortali, infatti,
accumulavamo capitali che non avevamo necessità di spendere e
apparivamo ricchi e felici allo sguardo dei più, ma eravamo
afflitti da una latente noia, un tedio assillante che colpiva la
monotonia delle nostre vite. L'Australia ci era sembrata il luogo
giusto in cui trovare una tranquillità che ci permettesse di non
fingerci qualcosa che non eravamo. Infatti, i racconti degli
uomini che tornavano dall'Australia parlavano di enormi spazi e terre
che permettevano la vita isolata delle varie tribù indigene.
L'apparente ostilità degli indigeni di cui parlavano i viaggiatori
inglesi a noi non interessava: volevamo un luogo che ci permettesse
di vivere la nostra natura di vampiri in maniera naturale. In qualche
giorno avevamo iniziato a creare una casa confortevole lavorando il
legno della foresta, complici le nostre abilità manuali e il fatto
che non avessimo bisogno di dormire. Proprio mentre cercavo del legno
adeguato per la costruzione della nostra casa, una mattina avevo
sentito il rumore scrosciante di una cascata accompagnato da una voce
celestiale che cantava. Mi ero avvicinato e per la prima volta
l'avevo vista. Da allora cercavo sempre di scappare dai miei
fratelli per spiarla in queste mattinate soleggiate che
preannunciavano l'arrivo dell'estate.
Quel giorno ero particolarmente immerso nei miei pensieri e, perso
nell'osservarla, calpestai un ramo che si ruppe. Fece un rumore che
non pensavo avrebbe disturbato l'orecchio umano, ma inaspettatamente
la bellissima donna si volse nella mia direzione e chiese: «Chi è
là?»
Non avrei mai pensato che potesse sentirmi ma ormai avevo fatto il
danno e temevo che visto che poteva sentirmi potesse anche vedermi,
perciò decisi di avvicinarmi. Mentre camminavo verso di lei mi resi
conto che aveva parlato in inglese e che effettivamente non poteva
essere una nativa australiana perché aveva la carnagione chiara
tipica degli europei. Mi avvicinai piano e, vedendo che era in
posizione guardinga e che istintivamente cercava di difendersi, non
appena fui sicuro che mi vedeva le dissi: «Tranquilla
signorina, non voglio farle del male».
In quel momento mi accorsi che mentre mi avvicinavo aveva preso una
lunga veste di un tessuto verde quasi impalpabile e la stava
indossando. Mentalmente la ringraziai per questo, perché il suo
corpo nudo era una grande distrazione per la mia mente che rischiava
di farsi sopraffare dall'istinto carnale. Quando le arrivai di fronte
mi resi conto che gli uccellini che solitamente accompagnavano il suo
canto avevano smesso di cinguettare e ora mi sembrava di poter
sentire i loro piccoli occhi neri osservarci, creando un'atmosfera di
sospensione e di attesa attorno a noi. Ero stupito che di fronte ad
un predatore come me non fossero scappati perciò mi guardai intorno,
scrutando i rami degli alberi e notando decine e decine di
piccoli animali che erano completamente indifferenti ai miei
movimenti, ma erano attratti da lei. Tornando ad osservare il suo
viso puntai i miei occhi ambrati in due turbini azzurri. L'iride
delle sue pupille sembrava muoversi come se fosse fatta d'acqua e
catturava tutti i riflessi del laghetto al suo fianco.
«Salve, io sono Edward Cullen. Incantato di cono...», mi stavo
inchinando e mi mossi per prenderle la mano e completare un baciamano
elegante, ma lei si ritrasse di scatto e mi impedì in ogni modo di
entrare in contatto con la sua pelle.
«Non mi toccare! So cosa sei e non sia mai che si inneschi uno dei
vostri strani poteri quando mi tocchi! Non voglio certo che mi leggi
la mente...». Fui colto da uno stupore travolgente. Questa donna
sapeva che cos'ero e le potenzialità che alcuni di noi avevano!
«Come fai a sapere che io...? Che esistono...?»
«I vampiri? Perché nemmeno io sono umana, ma non sono neanche un
vampiro se te lo stai chiedendo».
«E allora cosa sei?», le chiesi incerto. La mia spavalderia data
dalla superiorità che la mia razza mi conferiva stava iniziando a
venire meno. Non sapevo cosa fosse, che potenzialità avesse...
magari era lei che mi stava leggendo nella mente proprio in quel
momento...
«Una leggenda, un mito, se ci pensi bene puoi anche capirlo da
solo... penso tu sia abbastanza intelligente». Dopo che mi ebbe
detto queste parole con un tono beffardo, quasi di sfida, si sedette
su una roccia, cauta come se cercasse di evitare qualcosa. Quella mia
mente di cui ostentavo particolari capacità al momento era
annebbiata dalla confusione, ma visto che lei sembrava decisa a
non rivelare nulla della sua specie e io ero deciso invece a
scoprire che cosa fosse, cercai di raccogliere indizi e particolari
che mi rivelassero qualcosa di più, dato che era ciò che lei stessa
mi aveva chiesto di fare. Guardandomi intorno, però, non vedevo
altro eccetto la foresta e il laghetto che osservavo da vari giorni.
Lei aveva l'aspetto di sempre: una splendida donna che non lasciava
trasparire nessun particolare sovrumano. Mentre lei inizio a
districarsi i capelli con un bellissimo pettine di quella che
sembrava madreperla, mi accorsi di alcuni particolari un po'
insoliti. Non vi era cibo vicino a lei e nemmeno alcun cavallo
che potesse averla aiutata a muoversi nella foresta, non aveva altri
abiti oltre alla veste che aveva indossato al mio arrivo, non vi
erano calzature. Tutto questo avrebbe già dovuto farmi capire
che non poteva essere umana, ma non mi dava indizi su quale potesse
essere la sua natura. Probabilmente vedendomi incerto e inebetito mi
disse:
«Nessuna idea? Forse posso aiutarti...». Detto questo, dimostrando
di non possedere il pudore tipico delle donne di quel tempo, si alzò
in piedi di fronte a me, si slacciò la veste e si lasciò cadere
nell'acqua del laghetto. Dopo poco riemerse galleggiando sulla
superficie cristallina: il suo corpo era mutato, trasformato. Le
lunghe gambe che mi avevano ammaliato nei giorni precedenti erano
state sostituite da una bellissima coda di pesce di un colore
azzurro-blu che catturava tutti i riflessi della luce del sole e due
conchiglie della stessa sfumatura coprivano i suoi seni.
«Una sirena...». Ero rimasto senza parole. Sapevo dell'esistenza di
altre creature soprannaturali come Lupi Mannari e mutanti di vario
genere, ma le sirene anche per noi erano solo pura leggenda.
«Sorpreso, eh?», stava nuotando lentamente dal centro del lago
verso la sponda dove ero io. Quando arrivò al bordo si sollevò e si
stese sulla roccia, facendo mostra del suo splendido corpo
trasformato.
«Comunque mi chiamo Isabella e di solito ci facciamo chiamare Figlie
dell'Acqua, perché sirene rimanda a troppe leggende in cui
sembriamo crudeli», una smorfia le si dipinse sul viso. «Però
voglio chiederti una cosa, quando sei arrivato? Io è qualche anno
che sono in questa zona ed è la prima volta che ti vedo. Non posso
essermi lasciata scappare dei vampiri sul mio territorio per tutto
questo tempo...». Sentivo la mia testa confusa, come annebbiata. Mi
sentivo costretto a risponderle ma sapevo che non era un
desiderio totalmente mio: era come se fossi magnetizzato, ma
mantenevo ancora un po' di lucidità.
«Isabella, penso tu stia facendo qualcosa alla mia mente... potresti
smettere? Risponderò comunque alle tue domande...»
«Va bene...», era evidentemente indispettita dal fatto che l'avessi
scoperta, ma la mia testa fu subito liberata da quella
sensazione. «Con voi vampiri non riesco mai a farlo funzionare come
dovrebbe... evidentemente non sono ancora abbastanza forte»,
borbottò questa frase scocciata, come una bambina capricciosa e
insolente che non era stata accontentata. Un sorriso affiorò
spontaneo sulle mie labbra, era simpatica e mi ricordava la mia
sorellina umana.
«Come ho già detto, mi chiamo Edward Cullen e sì, effettivamente
sono arrivato circa due settimane fa con la mia famiglia, prima
vivevamo in Inghilterra ma abbiamo deciso di cambiare paesaggio»
«Discordie interne? Visto il colore dei tuoi occhi non dovete essere
molto ben accettati dagli altri della vostra specie...», prima
sapeva che sono una vampiro e ora riconosceva anche la mia dieta?!?
«Co-co-come fai a sapere che noi siamo diversi?». Si era mai visto
un vampiro che balbettava?
«Sono stata l'amante di Aro per un periodo della mia vita... Ho
acquisito tante informazioni, ma la crudeltà della situazione stava
diventando inaccettabile quindi ho deciso di andarmene... Peccato, mi
piaceva l'Italia: avevano animali marini molto socievoli e
affettuosi». Il mio shock non faceva che aumentare. Aro -il capo
malvagio e abbastanza perverso della nostra razza- non era solito
lasciare libere persone che erano a conoscenza dei suoi segreti:
di solito le uccideva senza molte remore. Il suo contatto con
Aro, però, spiegava come mai fosse stata in grado di riconoscermi e
non avesse voluto farsi toccare da me, Aro infatti con il contatto
fisico riusciva a leggere tutti i pensieri di un individuo.
«Come hai conosciuto Aro e come è possibile che tu sia lontana da
lui, ancora viva, e che al contempo tu non gli sia fedele?»
«Ero molto ingenua quando ho conosciuto Aro. Avevo appena lasciato
mia madre nel Sud dell'Inghilterra dove mi aveva allevata perché
avevo raggiunto l'età dell'indipendenza -le sirene sono creature
abbastanza solitarie e io non andavo molto d'accordo con mia madre,
quindi appena ho potuto me ne sono andata- e avevo nuotato fino alle
coste ovest dell'Italia. Ero in un'insenatura molto solitaria
quando Aro mi ha trovata, lui non sapeva nulla delle sirene e io non
sapevo nulla dei vampiri ma rimasi piuttosto spaventata da due
cose: i suoi occhi rosso cremisi e il suo tentativo di attaccarmi.
Io mi buttai in acqua e mi difesi -anche noi abbiamo alcune capacità
inconsuete-. Lui rimase abbastanza sbalordito da quello che vide
e dopo poco si calmò e si accorse che non profumavo di sangue
(questo dovrebbe anche essere il motivo per cui tu riesci a starmi
vicino senza problemi, perché nelle nostre vene scorre un liquido
molto simile all'acqua). Mi chiese come mi chiamavo, quanti anni
avevo e si accertò che non fossi pericolosa. Dopo, preso
dall'euforia della scoperta penso, mi disse che era il capo dei
vampiri, un re potente, che aveva un esercito e che se volevo e
potevo allontanarmi dall'acqua, mi avrebbe volentieri offerto un
posto nel suo castello. Mi promise ricchezze e una vita lussuosa e
nella mia ingenuità accettai. In realtà, penso volesse studiarmi.
Diventai subito la sua amante. Mi faceva continue domande sulle
sirene, ma ben presto diventai diffidente e gli diedi risposte
vaghe. Riuscii a non rivelargli tutto anche grazie al fatto che sono
in grado di controllare i miei pensieri e... diciamo di censurarli.
Per questo quando mi toccava gli mostravo solo alcune cose. Lui
iniziò a fidarsi di me e mi fece dormire nei suoi appartamenti,
senza sapere che posso dormire solo in forma di sirena e non in
forma umana, perciò ho spiato vari incontri e l'ho ascoltato spesso
perché ha il vizio di parlare da solo davanti allo specchio, come se
la sua immagine potesse rispondergli. Un giorno si presentò nel suo
studio, dopo una più pomposa convocazione nella sala dei troni, un
vampiro biondo con dei meravigliosi occhi ambrati insieme ad una
donna dai capelli di un biondo ramato e gli stessi occhi di quello
che capii essere il suo compagno. Gli parlarono della loro dieta a
base di animali ma Aro non fu molto contento della loro visita; li
lasciò andare solo in nome di una vecchia amicizia con l'uomo, ma
penso che ne uscirono indenni solo perché non aveva un motivo valido
per giustificare la loro morte, dato che -da quanto ho capito- erano
una coppia abbastanza conosciuta e ammirata nella comunità
dei vampiri. L'uomo dovrebbe essere il capo del tuo clan, di quella
che chiami la tua famiglia, credo. Comunque, tornando a me, me ne
andai poco dopo. Gli dissi che mi mancava il mare aperto e volevo
incontrare altri miei simili. Lui controllò la mia mente e,
verificato che non sapessi niente di inopportuno, mi lasciò libera.
Ho viaggiato per qualche anno in lungo e in largo per il mondo e ho
deciso che questo era il posto dove volevo stabilirmi». Ero
sbalordito dalla sua perspicacia, ero sbalordito dalla sua
storia in cui vi erano troppi dettagli realistici e che combaciavano
con la realtà perché non fosse vera ed ero sempre più attratto da
lei. Inoltre, si era fidata di me, mi aveva raccontato tutta la sua
vita.
«Io non so cosa dire. Hai avuto una vita emozionante, direi. Sei
astuta, non tutti sarebbero riusciti ad ingannare Aro e devi essere
anche abbastanza potente se riesci a schermare i tuoi pensieri. Penso
che tu abbia visto i miei genitori, perché ricordo di quel loro
viaggio in Italia e la loro descrizione fisica è decisamente
plausibile. Io e i miei fratelli eravamo in Francia all'epoca, in
modo che potessimo correre in Italia in caso di necessità, ma
Carlisle -mio padre- pensava e pensa sia meglio non fargli sapere che
il suo clan è cresciuto, già la scoperta che Esme -mia madre- si
sia unita a lui ha fatto infuriare Aro. Ed effettivamente hai
ragione, questo è anche uno dei motivi per cui abbiamo deciso di
allontanarci dall'Europa. Però ho una curiosità. Dunque tu viaggi
da sola per tutta la vita e basta? Quanti anni sono ormai che hai
lasciato la tua famiglia?». Alle mie parole il suo viso si
rattristò e si incupì.
«Sono circa dieci anni che sono lontana dalla Francia ma non mi
manca mia madre, come ti ho detto non andavamo molto d'accordo.
Negli anni che ho viaggiato -a parte quelli alla corte di Aro- ho
incontrato alcune sirene e per qualche tempo ho viaggiato con alcune
di loro, ma il nostro è un viaggio che va fatto in solitaria.
Infatti, siamo destinate a cercare la nostra anima gemella se
vogliamo costruirci una famiglia e maturare definitivamente,
ottenendo il blocco della crescita e l'immortalità. Non ci dicono
molto da bambine su quello che ci aspetta. Sappiamo di dover trovare
l'uomo giusto e che quando lo troveremo saremo in grado di
riconoscerlo, ma in poche ci sono riuscite e per questo ci
stiamo estinguendo». La sua voce era triste e una lacrima scese
sulla sua guancia. Allungai una mano per asciugargliela e il contatto
con la sua pelle mi fece quasi rinascere. Fu come se sentissi il
cuore palpitare un'altra volta nel mio petto dopo anni di immobilità.
Avevamo gli occhi incatenati l'uno all'altra e non riuscivo a
trovare la forza di staccare la mano dal suo viso. Quando le nostre
labbra si incontrarono, poi, accadde qualcosa di strabiliante. In
quell'istante, accanto al piacere delle sue labbra sulle mie, sentii
un'altra sensazione pervadere la mia mente. Erano pensieri e ricordi
di un'altra persona, erano i suoi pensieri e i suoi
ricordi. Li vedevo nella mia mente e allo stesso tempo sapevo che i
miei stavano passando nella sua. Non ci staccammo finché il turbinio
di immagini nelle nostre menti si fermò. Occhi negli occhi,
eravamo entrambi scioccati da quello che era appena successo, ma
nonostante non avessimo avuto il modo di opporci non eravamo
spaventati, perché sembrava una cosa oltremodo naturale.
«Ora capisco cosa intendeva Kathleen», il suo sussurro mi fece in
qualche modo staccare da lei.
«Cosa intendi?», non servì la sua risposta perché in quel momento
affiorò nelle nostre menti unite il ricordo di un pomeriggio
soleggiato in cui Isabella era stesa di fianco ad un'altra sirena
dalla coda arancione e io vi fui catapultato dentro.
«Dai, Katy, dimmelo. Come hai fatto a capire che Ryan era quello giusto? Cosa hai sentito, è successo qualcosa? E se l'avessi già incontrato e non me ne fossi accorta?»
«Non
essere sciocca, Bella, non puoi non essertene accorta. È una magia
antica e potente che modifica la tua natura. Quando incontrerai
la persona giusta ti fonderai con lui in una maniera che non potrai
trascurare.»
«Indubbiamente ce ne siamo accorti», le dissi con un sorriso.
«Indubbiamente», mi rispose mentre si avvicinava per baciarmi di
nuovo.
***
25 Novembre 2025, Brisbane, Australia orientale
Sono
duecento anni che la osservo e ancora sono qui a smaniare per il suo
corpo e per la sua bellezza. Dopo duecento anni, due figli e una
ventina di messe in scena ideate ad uso e consumo di quegli umani
ottusi, mentre nella mia mente vedo i suoi sogni, la osservo che
dorme nel laghetto del giardino di casa con nostra figlia di fianco.
Due splendide donne che hanno nell'acqua il loro elemento ma che per
amore si dividono fra l'acqua e la terra.
Ha cantato la sirena
dallo scoglio più alto,
ha cantato la sirena
alle corde del cuore
di chi ha voluto
porgerle l'orecchio.
Io ho ascoltato
e ho vinto, in eterno,
il suo canto e il suo amore.

una favola molto, molto poetica.
RispondiEliminaNon amo molto leggere di Edward vampiro ma qui... ci stava tutto.
Grazie
JB
Io ho un debole per la mitologia e i suoi personaggi.
RispondiEliminaHai fatto di due personaggi tipici della mitologia una meravigliosa favola. Mi piace l'idea che il contatto cambi totalmente la loro natura e li fonda in un essere unico. Complimenti per la fantasia.
Scorrevole, ben scritta e molto piacevole. Brava e grazie.
E' particolare. Non riesco a ricollegarla a nulla e questo è un merito. E' vero, è una favola e mi è piaciuto moltissimo il salto temporale. Il racconto centrale mi fa capire chi sei, credo, e se così fosse sei migliorata moltissimo.
RispondiEliminaMolto carina, brava!
-Sparv-
No! Non ho capito chi sei! hahahahaahahahaha! Pardon!
EliminaMolto accurata e davvero carina.
RispondiEliminaQuesta favola dolce e commovente, mi ricorda certe fiabe delle Dolomiti, in particolare "La capanna delle miosotidi". C'è la scoperta di un luogo incantato e solitario, la presenza di una donna/creatura affascinante ma sfuggente, un legame fortissimo che nasce e si sviluppa nonostante vi siano in apparenza ostacoli insormontabili legati alla natura così diversa dei due innamorati. Questa favola ha un vantaggio incomparabile però, il lieto fine. Quasi tutte le storie dei "Monti pallidi" presentano infatti una fine tragica, che lascia una grande tristezza nel lettore. Questo racconto è "fatato" e molto piacevole nella sua incantata semplicità.
RispondiEliminaBella e particolare come storia. Mi è piaciuto molto come hai deciso di utilizzare l’elemento del contest e mi piacciono i tuoi protagonisti.
RispondiEliminaLa storia di Bella, stravolta totalmente dalla saga, è intrigante. Entrambi sono dolci e affascinanti e mi è piaciuto anche il salto temporale.
Complimenti.
Molto originale l'idea di unire (in tutti i sensi) due personaggi così diversi tra loro: sirena e vampiro. E anche molto particolare il modo in cui li hai fatti "fondere" l'uno nell'altra. Mi è piaciuto anche come hai inserito Aro e lo hai "addolcito" un po'. Molto ben scritta.
RispondiEliminaGrazie di averla condivisa con noi
L'idea del vampiro e della sirena mi ha conquistata subito!! Una storia a cui avrei voluto assegnare punti e che ha patito solo del fatto che in questo contest siete state tutte bravissime e che una in particolare mi abbia conquistata al 100% , un'altra mi abbia coinvolta a livello personale e la terza trattasse il mio tema preferito! Grande fantasia! Storia che mi è piaciuta davvero tanto... Finale perfetto. Grazie per avere partecipato! Cristina.
RispondiEliminaBella questa piccola favola, secondo me ci sono tutte le potenzialità per un ulteriore sviluppo...
RispondiEliminaAd es: Aro che tenta di riprendere la "sua" sirena ;)
Brava!
Caroline
Fantasiosa e originale, hai trattato l'argomento in un modo veramente insolito e romantico. Brava!
RispondiEliminaUna gran bella favola romantica, mi piace come come hai sviluppato in maniera originale l'argomento. Brava!
RispondiElimina1 punto per l'originalità.
RispondiEliminaComplimenti!
JoTyler
Parto dicendo, amo i miti e le leggende. Le sirene o altre creature del piccolo popolo mi hanno sempre affascinata e di recente ho scoperto una passione per i miti celtici, di cui, le sirene sono spesso protagoniste. Indi complimenti per questa idea originale. La Sirena e il vampiro, YEAHHHHHHHHHHH!!!. Mi piace. I miei 2 punti vanno a te per la simpatia e chissà che non diventi una nuova favola da raccontare.
RispondiEliminaLa sirena è uno dei personaggi leggendari che da sempre mi ha incuriosito. E' stata una piacevole sorpresa ritrovarla in questa storia...complimenti per l'idea e per come l'hai esposta!
RispondiEliminaMa è stupenda! Non me lo sarei mai aspettata.
RispondiElimina