martedì 4 agosto 2015

LONTANO DAL MONDO








LONTANO DAL MONDO

Un’isola.
Il mare.
Strano! Per quel che la riguardava, il mare l’aveva sempre detestato, fin da bambina.
Bagnati la testa…
Mettiti il cappellino…
Non entrare in acqua, hai appena mangiato…
Ma soprattutto, aveva detestato il sole! Quel sole che fa tanto bene alle ossa, come diceva sua madre.
Invece, per lei, tutto questo sapeva di noia e di bruciature che poi bisognava ungere con quelle pomate puzzolenti, altrimenti erano dolori, notti in bianco, con la pelle che diventava rossa come una fragola e veniva via a strati, come la buccia delle cipolle…
E l’acqua!
Anche l’acqua detestava perché le metteva paura. Non stava mai ferma ed era come se volesse inghiottirti, sommergerti dentro un niente che sapeva di sale e bruciava gli occhi.
Non aveva mai voluto imparare a nuotare perché non se l’era sentita, neanche da grande, di vincere le sue paure. Ed era pure per quello che al mare si annoiava.
Si morse il labbro inferiore e si domandò come avesse potuto, una come lei, scegliere consapevolmente di trascorrere un mese tutta sola, lontana dal mondo, in un isolotto distante alcune miglia dalla costa, in cui l’unica traccia di una passata presenza umana, era il faro che, nei prossimi trenta giorni, sarebbe stato la sua casa.
Solo il suo cane le sarebbe mancato.
Non i figli adolescenti, che rientravano a casa solamente per mangiare, dormire e non raccontavano niente di sé.
Non i colleghi dell’ufficio né, men che meno, le idiozie che passava la TV.
Il marito? Le sarebbe mancato il marito?
Tante volte si era domandata se non stesse con lui per forza di inerzia.
E lei? Sarebbe mancata a qualcuno lei?
Ci sperava quando, contrariamente alle sue previsioni, aveva saputo di essere stata scelta per quella specie di esperimento scientifico.
Avrebbe dovuto passare trenta giorni totalmente da sola.
Niente radio.
Niente televisione.
Niente notizie, buone o cattive, a proposito di come il mondo girava.
Tanto lo sapeva. Il mondo avrebbe continuato a girare anche senza di lei, si era detta mentre stipava nella valigia qualche vestito e alcuni libri.
L’unico obbligo a cui doveva attendere, era quello di redigere, giorno per giorno, il diario della sua solitudine. Un diario dove avrebbe scritto poche parole, ne era sicura. Sensazioni brevi, come versi di poesie ermetiche.
Se la sarebbe goduta, come no, la compagnia di se stessa.


La brezza che soffiava era fresca, ristoratrice.
Passeggiando lungo la battigia, Isabella si disse che in quel posto lontano da tutto, non avrebbe mai trovato il mare della sua infanzia e dell’estate bello come lo trovava in quel momento, in una giornata di metà ottobre.
Il mare dei suoi ricordi era il luogo dove i genitori la obbligavano a quella noiosa vita da spiaggia; o quello in cui, da grande, era tornata perché era lì che andavano le sue amiche, sempre speranzose di accalappiare un fidanzato. Poi era diventato il posto dove doveva andare con i bambini, perché il sole fortifica le ossa e l’aria iodata aiuta a crescere sani, come diceva sempre la pediatra.
Ma quest’isola, la solitudine, i gabbiani, il cielo notturno illuminato da miriadi di stelle, era tutt’altra cosa.
Qui sto bene, si disse. Tranquilla, serena, lontana dal rumore del mondo. Sono cattiva, forse? Un mostro di egoismo? Sono scappata come una vigliacca, mi sono nascosta a chi mi vuole bene e non può fare a meno di me
Due figli, Sam e Seth, di diciotto e sedici anni.
Un uomo, Jacob, che, tra fidanzamento e matrimonio, era con lei da oltre ventidue.
Non è giusto fuggire così.
Fuggire da chissà che cosa, poi?
Io la chiamo noia, ma quante me la invidierebbero questa mia noia tranquilla… le donne musulmane, per esempio, intabarrate nei loro lunghi mantelli. O, più semplicemente, quelle sposate con mariti violenti, che le picchiano e le umiliano.
Le venne in mente sua cugina e tutti i problemi che le aveva causato il figlio tossicodipendente.
E poi aveva un buon lavoro, una bella famiglia serena.
Che cosa era andata a cercare nell’isola deserta? Se stessa?
Non le avevano consentito di portare nulla che la mettesse in un qualsiasi tipo di contatto con il mondo esterno. Solo libri, provviste di cibo e gli effetti personali. Il minimo indispensabile.
- Posso portare un binocolo con me? – aveva chiesto, e loro avevano acconsentito.
Così lei si divertiva a puntarlo sulla linea dell’orizzonte, per spiare le nuvole e il volo degli uccelli.
E un tardo pomeriggio, mentre seguiva il gioco festoso di due delfini poco lontani dalla riva, non volle credere ai suoi occhi, da principio. Le avevano garantito che non c’era nessuno, sull’isola, e invece lui era lì, seduto sulla battigia, con la brezza della sera a spettinargli i capelli e i piedi nell’acqua, che seguiva i salti dei due cetacei. Indossava soltanto un paio di pantaloni larghi di cotone color kaki, arrotolati fin sotto le ginocchia, e aveva, nelle striature dei capelli e nel colore della pelle, la stessa sfumatura del miele.
Un uomo giovane e forte, spuntato da chissà dove, si ritrovò a pensare. Chissà chi era…
Ebbe paura, e si rammaricò che la porta non si potesse chiudere a chiave. Non si sentiva più al sicuro adesso che aveva scoperto di non essere sola.
Si sorprese a spiarlo ogni pomeriggio, di nascosto, con il suo binocolo, osservandone ogni dettaglio. E, quando si voltava verso di lei, ne studiava i lineamenti che da lontano le sembravano perfetti. E sentì battere il cuore quando, una di quelle volte, le parve quasi che quello sconosciuto le sorridesse.
Barba lunga di qualche giorno, una gran zazzera di capelli quasi biondi che gli sfioravano la base del collo, occhi chiari, immaginava, ma di quale colore? Azzurri. O magari verdi. Era troppo lontano per riuscire a distinguere bene. Un gran bel ragazzo, visto da una certa distanza, ma era sicura che non sarebbe rimasta delusa neanche guardandolo da vicino.
Alto, forte.
Già.
Forte sul serio, non semplicemente palestrato come i bulletti che si vedevano in giro e che occhieggiavano dalle pagine dei giornali.
Un uomo vero.
Isabella sospirò, stringendosi nel cardigan di cotone.
Quella sera, sdraiata sul letto a pancia in giù e con le gambe piegate e incrociate sul suo sedere, aveva scritto nel diario: Non sono più sola. Sull’isola c’è uno sconosciuto e io ho paura… o forse è qualcuno mandato appositamente per studiare le mie reazioni a un’intrusione improvvisa e inaspettata in un mondo tranquillo, in una solitudine dove so di non correre alcun pericolo?
Se avesse trovato il coraggio di parlargli, forse i suoi dubbi e le sue paure sarebbero stati fugati. Quanto mancava al rientro al suo mondo e alle sue certezze?
Venti giorni esatti.
Tanti. Troppi.
Lui, dove stava? In qualche altro rudere? In una vecchia barca lasciata in secca?
Isabella ripensò a un film visto in televisione l’anno prima, Ore dieci, calma piatta.
Due coniugi giovani, belli e ricchi, in crociera solitaria sul loro veliero, soccorrono un naufrago. Un ragazzo carino, gentile, apparentemente innocuo. Invece…
I film sono finzione, la vita è qualcosa di molto diverso e non necessariamente di cose spiacevoli, pensò Isabella, lasciando la relativa sicurezza del faro per uscire all’aperto.
Gli arrivò alle spalle, silenziosamente, e lo osservò per qualche minuto.
L’uomo, visto da vicino, aveva in tutto e per tutto l’aspetto di uno venuto dal nord dell’Europa, con i suoi lunghi capelli color caramello.
Mosse un piede e il rumore fece voltare l’uomo.
Per la prima volta poté guardare dentro quegli occhi, che trovò bellissimi, senza il filtro delle lenti del binocolo. Occhi trasparenti, tra il verde e l’azzurro, che sicuramente, aprendosi al mondo, per prima cosa avevano visto il mare, e ne avevano rubato le sfumature.
- Chi sei? – gli domandò.
Lui la guardò alzandosi lentamente. La superava di almeno trenta centimetri.
È grosso e forte, pensò Isabella, proprio come le era sembrato guardandolo da lontano. Grosso e forte, ma ben proporzionato e armonico, tanto da muoversi con grazia e agilità.
- Uly – e rise, porgendole la mano.
Una risatina un po’ sciocca, che gli disegnò due ventagli di rughe sottili agli angoli degli occhi e gli scoprì i denti, piccoli e bianchissimi. Il viso aveva tratti delicati, quasi infantili, induriti solo un poco dalla barba incolta: naso dritto, non troppo grande, labbra tenere, fossette ai lati del suo sorriso che lo rendevano incredibilmente sexy.
Doveva essere stato un bambino bellissimo. Quanto tempo prima?, si domandò. Era giovane. Non un ragazzino, ma giovane sì, più di lei. Chissà da dove veniva. E chi era.
- Isabella – disse stringendogli la mano. – E cosa fai qui? -
- Quello che ci fai tu. Fuggo –
Non rise questa volta e, anche se lo guardava veramente soltanto adesso, la donna notò in lui qualcosa di familiare, come se avesse visto altre volte la sua faccia e ascoltato la sua voce profonda. Una voce molto bella, come tutto il resto.
- Non ti annoi, tutta sola? –
- E tu, non ti annoi? –
- Perché rispondi a una mia domanda con un’altra? –
Isabella sorrise, anche se gli occhi le restarono seri.
- Dormo sotto le stelle – disse sorridendo sornione. - E mi lavo con l’acqua del mare -
Silenzio, interrotto solo dal lento sciabordio delle onde sulla spiaggia e dal garrito stridulo dei gabbiani.
- Ti dispiace se fumo? – domandò mostrandole il pacchetto.
Isabella scosse la testa e rifiutò la sigaretta che le veniva offerta.
Lui tornò a sedersi dov’era pochi minuti prima, e lei rimase in piedi, a osservarlo riempirsi la bocca di fumo, beandosi dell’aria fresca del tardo pomeriggio.
Mentre lo guardava, Isabella si trovò a pensare alla sensazione che avrebbe provato se quella bocca fosse stata schiacciata sulla sua mentre le sue enormi mani affusolate la tenevano incollata a quel magnifico corpo.
- Come sei silenzioso! – azzardò cercando di scacciare quel pensiero.
- Pensavo a quanto sia bello il mare. Adoro guardarlo… - sputò fuori il fumo. – Mi piacerebbe avere una vita semplice e tranquilla, come la tua –
- Che ne sai della mia vita? – domandò sedendosi accanto a lui.
- Lo so! – rispose senza voltarsi, distendendo le labbra in quel sorriso sghembo che Isabella aveva imparato a conoscere spiandolo.
La donna non ribatté. Rimase lì, a godersi il tramonto con quell’uomo misterioso e affascinante.
Quando Uly si alzò, seguì i suoi movimenti fluidi con lo sguardo.
Lo vide lanciare la sigaretta lontano per poi voltarsi e tenderle una mano.
- Camminiamo? –
- Certo! – rispose accettando il suo aiuto.
La pelle del suo palmo era calda, e Isabella si ritrovò a pensare che non voleva interrompere quel contatto. Ma l’uomo si mise le mani in tasca e cominciarono a camminare lungo l’arenile.
- Sei inglese? Americano? – gli domandò.
- Canadese. Toronto –
- Ah. Uly è il tuo vero nome? –
Un’altra risatina.
Probabilmente no, ma non le disse nulla, si limitò a prenderla sottobraccio e a continuare a camminare.
- Sei qui… perché ami il mare? – le chiese.
- Io odio il mare. Forse è perché non ho mai imparato a nuotare –
- Potrei insegnarti –
- L’acqua è fredda e non ho il costume –
- L’acqua non è fredda e il costume non ce l’ho neppure io –
Isabella ridacchiò per mascherare l’imbarazzo.
L’aveva spiato sguazzare nudo nell’acqua, con il suo binocolo, ma non gli disse nulla. Lo aveva trovato molto bello e lo aveva desiderato, nonostante neppure lo conoscesse. Le aveva detto di essere canadese e si era presentato con quel nomignolo ridicolo che sicuramente non doveva essere il suo vero nome.
Uly. Ulisse, forse?
La riaccompagnò al faro e la salutò guardandola con quei suoi occhi teneri e incantevoli che non aveva ancora capito se fossero azzurri o verdi.


Nei giorni seguenti si ritrovarono spesso a camminare lungo la spiaggia, quasi spinti da un richiamo misterioso, e per Isabella divenne un appuntamento al quale sapeva di non poter rinunciare. Le piaceva parlare con lui, ascoltare la sua voce calma e leggermente roca. Le piaceva il profumo selvaggio della sua pelle. Ammirava la luce del sole giocare con i suoi capelli, infiammandoli e colorandoli di riflessi dorati. Si perdeva dentro il colore indefinito dei suoi occhi, così brillanti e intelligenti, e si sentiva completamente irretita da quel suo modo di sorridere, così spontaneo e pulito.
E un pomeriggio, quando Isabella scese alla spiaggia, trovò Uly immerso nell’acqua fino alle ginocchia, la canna da pesca in mano. Il pantalone, sebbene arrotolato, si era bagnato fino a metà coscia e aderiva alla muscolatura delle gambe evidenziandone la robustezza.
- Ti stavo aspettando… - le disse, quando ne avvertì la presenza silenziosa alle spalle.
- A sì? –
Si voltò a guardarla con un sorriso divertito sulle labbra.
- Sì – disse.
Senza aggiungere altro cominciò a girare il mulinello per riavvolgere la lenza. Dopodiché venne verso di lei con passo deciso, schizzando acqua intorno a lui. Appoggiò la canna a terra e, senza nessun preavviso, sollevò la donna tra le sue braccia ritornando verso il mare.
Camminava deciso, puntando verso l’orizzonte, incurante del fatto che Isabella fosse terrorizzata.
- Mettimi giù… che stai facendo? Dove mi vuoi portare? – il panico nella voce della donna.
- Non riesco a sopportare l’idea che non ti piaccia tutto questo solo perché non sai nuotare… -
- Lasciami andare… ti prego, riportami a riva –
Isabella si era irrigidita tra le braccia muscolose di Uly, stringendo le sue al collo dell’uomo per cercare di tirarsi su e allontanarsi dall’acqua che le stava ormai bagnando il vestito e il sedere.
Quando l’onda lambì il petto dell’uomo, coprendo ormai buona parte del corpo di Isabella, Uly si fermò.
- Fidati di me… - le sussurrò all’orecchio.
Sciolse con decisione le braccia di lei dal proprio collo e la distese sul pelo dell’acqua, mantenendo le sue mani tese sotto il suo corpo per sorreggerla.
- Rilassati… abbandonati all’acqua… ci sono le mie braccia sotto di te… non ti lascerò andare giù. Rilassati, da brava… vedrai che il tuo corpo si lascerà trasportare dal mare… -
La voce calma e tranquilla di Uly era come un balsamo per la paura di Isabella che si lasciò andare rilassando il corpo sulle braccia tese sotto di lei.
Il tocco di quelle mani era lieve sulla sua schiena, la sfioravano quel tanto che le serviva per sentirsi sicura, che le permettesse di abbandonarsi a quell’elemento con il quale non aveva mai voluto prendere confidenza.
- Visto? Non è difficile. Se ti abbandoni, il corpo si lascia sostenere dall’acqua da solo… è una cosa naturale –
Così dicendo, spostò una delle due mani al centro della schiena per continuare a sostenerla, mentre con l’altra le tolse i capelli bagnati dal viso.
Isabella trattenne il respiro quando quelle dita le sfiorarono la pelle. Il tocco delicato di quell’uomo era fuoco puro su di lei, e questo la privò della concentrazione che aveva raggiunto per superare la paura di ciò che stava facendo.
Scattò come per rimettersi in piedi ma non trovò la terra sotto di lei e, con un urlo, si aggrappò alle spalle poderose di Uly.
L’uomo la circondò con un braccio e la strinse a sé.
- Sta’ tranquilla… io tocco – disse ridendo.
Le sfiorò il viso, scendendo poi lungo il collo e le spalle, per andare ad accarezzare la schiena con piccoli movimenti circolari che avevano lo scopo di calmarla e farla sentire al sicuro.
Isabella lo guardava a bocca aperta, senza quasi respirare. La sua, schiusa in un sorriso calmo, gli occhi trasparenti incatenati ai suoi. Senza quasi rendersene conto, con la punta delle dita, gli accarezzò la guancia, le labbra, la gola…
Era un invito, quello.
Un invito sfacciato a fare ciò che, in circostanze normali, non avrebbe fatto mai con uno sconosciuto, con uno che veniva dall’altra parte del mondo e si portava appresso un nomignolo ridicolo.
Sotto le sue dita, le belle labbra dell’uomo le apparvero soffici e calde. Aveva una pelle che sapeva davvero di sale. Di sale e di uomo giovane, forte, selvaggio e affamato. Un animale bellissimo, che odorava di sudore e di salsedine.
Isabella gli cinse le grosse spalle con il braccio sinistro cominciando a giocare con i lunghi capelli umidi. E fu un attimo ritrovarsi ad assaporare la morbidezza di quelle labbra, il velluto della sua lingua che le esplorava la bocca, il corpo muscoloso e duro plasmato perfettamente contro il proprio.
Gli insinuò le dita tra i folti capelli tirandoli leggermente. Erano morbidi e setosi nonostante in parte bagnati e, quando li strinse più forte nel pugno, sentì Uly gemere nella sua bocca, mentre con le mani continuava la selvaggia scoperta delle curve del suo corpo.
Quasi non si accorsero del temporale che si era scatenato al di sopra delle loro teste, tanto erano presi da quel gioco erotico. Ma quando Uly si fermò per riprendere fiato, la sollevò in braccio e uscì dall’acqua correndo verso il faro.
Isabella non fece in tempo ad aprire la porta che l’uomo reagì immediatamente spingendola contro la parete più vicina, premendole la sua erezione contro il ventre per farle capire quanto la desiderasse.
Armeggiarono freneticamente con i vestiti bagnati che si appiccicavano fastidiosamente alla loro pelle.
Una volta liberi, Uly l’afferrò per i glutei e Isabella avvolse le gambe intorno ai suoi fianchi. Scese a stuzzicarle e a baciarle i seni ascoltandola gemere, incentivo, questo, a darle di più.
- Per favore, Uly… -
- Sì! – sibilò lui tra i denti, mentre con una mano le strappava l’ultima barriera tra loro.
Le entrò dentro con un colpo solo, senza darle il tempo di pensare.
- Cazzo! Sei fradicia! – ringhiò mentre affondava profondamente in lei.
Iniziò a muoversi con spinte profonde, secche, forti, che la schiacciavano contro le mura grezze del faro, graffiandole la schiena.
Le bocche incollate in un bacio violento. Le mani che si cercavano con frenesia animale. Quelle di lui che afferravano la sua carne per accompagnarla nel ritmo intenso che teneva; quelle di lei aggrappate alla sua schiena, dove le unghie lasciavano solchi profondi sui muscoli poderosi.
Una spinta… e sentì lo stomaco accartocciarsi su se stesso.
Un’altra spinta… e sentì il suo sesso stringersi intorno a quello duro e pulsante dell’uomo.
Una terza spinta… e percepì l’orgasmo di lui che scalpitava per essere liberato.
Ancora una spinta… mentre le labbra di Uly tornarono a divorarle la bocca e le pareti del suo sesso si avvolgevano a intermittenza attorno a quel membro.
- Oddio, sì… così… -
Le prese una coscia e la portò quasi all’altezza della sua spalla per poterla penetrare meglio.
Una quinta spinta… e lei urlò, implorandolo di non smettere.
Una sesta spinta… e lo vide gettare indietro la testa, travolto a sua volta dalla potenza dell’orgasmo.
Una settima… un’ottava… una nona spinta, per svuotarsi completamente e poi crollare su di lei e, insieme, scivolare lungo la parete.


Cinque mesi dopo

Jessica le aveva telefonato, come al solito.
Era il 7 marzo, e voleva proporle qualcosa di divertente da fare insieme per la festa della donna.
Le solite idiozie, la solita noia da consumarsi in pizzeria e poi in un locale zeppo di donne isteriche, pensò Isabella scuotendo la testa. Ma già sapeva che ci sarebbe cascata anche quella volta.
Jess, divorziata e senza figli, aveva, a quaranta anni passati, il cervello di una quindicenne. Sembrava come se, delle follie. ne avesse bisogno come dell’aria che respirava: spese pazze, amanti di cui poteva essere la madre. Avesse avuto un marito, dei figli grandi, un po’ meno soldi di quelli che aveva, forse…
Lei, in vita sua, follia ne aveva fatta una soltanto, pochi mesi prima. E non si era mai pentita. Mai. Sarebbe stato il suo segreto da condividere con un’isola deserta e un uomo misterioso dal nomignolo ridicolo.
- Dai, vieni anche tu… una volta all’anno è lecito ammattire –
Una volta all’anno.
- Dove volete portarmi, stavolta? Sempre a vedere quattro buzzurri depilati e unti che si spogliano, come l’anno scorso? -
- No, stavolta si va ad ammirare un uomo come non ce ne sono più. Di quelli che si trovano solo al cinema purtroppo -
Immersa nel buio totale della sala cinematografica, con il suo bicchiere di cartone gonfio di pop corn, Isabella osservava un uomo di spalle, appoggiato al bancone di un albergo di lusso, mentre tamburella le sue lunghe dita sul piano lucido come specchio, in attesa che la ragazza di fronte gli consegnasse le chiavi della stanza.
Il primo piano degli occhi verde azzurri del protagonista.
Il suo sorriso sghembo.
Isabella smise di respirare.
Uly.
Mathias.

Edward Cullen.

39 commenti:

  1. E cazzo lo voglio vedere pure io sto film... WOW... sarebbe un sogno vedere Mathias sul grande schermo, oddio non ci posso pensare... sarebbe veramente meraviglioso e lo auguro di cuore...
    Tornando alla OS che dire?!?
    Perfetta con un finale da Dio!
    Grazie

    JB

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    1. Cara Jusy... sapessi quanto lo vorrei io Mati sul grande schermo!!! Sono innamorata persa di lui... anche se poi sono un po' tutti i personaggi di Cri che mi appassionano.
      Grazie comunque, per aver letto e commentato. E' sempre bello partecipare e vedere l'entusiasmo per qualcosa che avrebbe potuto essere solo mia.

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  2. Oddio..ho i brividi!!!mi è piaciuta tantissimo!
    Il finale è davvero perfetto.....ma tutto in realtà lo è.

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    1. Grazie mille... e pensare che io la ritenevo banale!!! Invece sembra sia piaciuta a tutte...

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  3. Un racconto molto bello, una scrittura asciutta e senza fronzoli, una protagonista che rispecchia molte di noi, donne sposate da anni, con figli più o meno grandi e con esperienze che non sempre regalano felicità, solo attimi di sonnolenta tranquillità, senza particolari gioie o dolori. Una vita piatta che ha ormai tutto scritto e delineato. Isabella invece ha una botta di fortuna, ha la possibilità di tagliare questa monotonia quotidiana. Un'isola, un faro e l'occasione di ritrovarsi, nonostante quel mare che ha sempre detestato. E non trova solo se stessa, ma anche un sogno incarnato da un giovane misterioso e bellissimo che, come lei, scappa da qualcosa.
    Bello tutto: la descrizione del luogo, l'inquietudine di Isabella, l'accattivante seduzione di Uly, la scena di sesso e quel mare che la conquista e riconquista me che l'ho sempre amato.
    Bello il finale e la scoperta della vera identità del ragazzo. Bello soprattutto perché è il mio adorato Mathias... come potevo non innamorarmi di questa storia. Brava!

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    1. Grazie alla mia socia... che legge in anticipo, mi aiuta a correggere leggendo con pazienza e poi, alla fine, commenta per mio conto ma secondo le sue emozioni così da farmi imbrogliare per non farmi riconoscere...

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  4. Credo che ogni donna dovrebbe prendersi del tempo in solitudine, questa storia è fantasiosa, ben scritta e descrive un sogno stupendo, che però contiene una grande verità. Bravissima.

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    1. E' il mio sogno nel cassetto, a dire la verità. E' un'esperienza che mi piacerebbe fare quella di vivere da sola, in un faro per un certo periodo di tempo. Un po' mi spaventa, non tanto per la solitudine che invece mi piace molto, quanto piuttosto per la forza del mare!! Spesso i fari sono posizionati in posti in cui la potenza del mare si sente eccome... quindi è più quello che mi farebbe paura...

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  5. STUPENDA!
    scritta benissimo, i personaggi vengono delineati in maniera egregia e ci si lascia trasportare dalla narrazione come dalle onde del mare; il finale è il colpo da maestra!
    complimenti davvero AUTRICE!

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    1. Ti ringrazio molto... il finale non poteva che essere così. La pausa di riflessione presa da Isabella non doveva necessariamente portarla al tradimento e a lasciare, di conseguenza il marito e la famiglia. Ma... come dicevano gli antichi? Carpe diem... e lei ha colto... ma chi non lo avrebbe fatto?

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  6. Mi è piaciuta moltissimo l'ambientazione, stare un mese, da sola, da qualche parte. E poi avere un vicino così interessante... Yum!! Fammi sapere quando esce il film!
    Cmq, storia scritta egregiamente, trama interessante, personaggi ben delineati. Davvero brava!
    Grazie!

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    1. Grazie molto, Denise. Non avrei mai creduto di ricevere un così bel riscontro. Sono partita da un mio sogno (che non è necessariamente legato alla mia situazione famigliare) e ho tirato fuori la storia...
      Amo la solitudine quando non è per sempre ed è una scelta che serve a rigenerare. Come donna e soprattutto come madre, credo che ognuna di noi debba avere un momento da ritagliarsi per se stesse e se si riesce a farlo per un periodo medio-lungo non sarebbe male!!

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  7. Inaspettata e bellissima. Originale l'idea di una Bella adulta e con famiglia che fugge dalla propria vita, anche se solo per un mese, per cercare di capire che significato abbiano le sue relazioni e quello che ha costruito. Non posso che amare una persona che non ha paura della solitudine e di fare i conti con se stessa, accettando di fare un bilancio obiettivo di ciò che è. Un po' amaro il bilancio, con l'impressione di non contare nulla per dei figli adolescenti e quindi autocentrati, e di aver scelto un compagno per la sua serietà e correttezza, senza aver mai provato la follia di una passione travolgente. E poi la scoperta del desiderio per un corpo giovane, vigoroso e pieno di vitalità, la curiosità per un uomo i cui occhi esprimono intelligenza e profonda comprensione, l'abbandonarsi a un piacere fisico che fa sentire pieni di vita e "interi" forse per la prima volta da anni.
    Perché questa storia è perfetta? Perché lascia Isabella alla sua quotidianità senza rimpianti né rimorsi, con un tesoro nascosto che potrà alimentarne la gioia di vivere ("I ponti di Madison County").

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    1. Grazie, Ciaspola. Sono contenta tu abbia gradito.
      Io personalmente non ho una gran paura della solitudine, anzi. Quando sono sola riesco a ritrovarmi totalmente e la mia passione per le arti, soprattutto grafiche, ne giova decisamente. E questa è decisamente un'esperienza che farei... con un eventuale Uly annesso, perché no!!!

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  8. hahahahahahahahah!!!! e con l'ultimo pezzo te sei scoperta del tutto!!!
    molto carina! un sogno, una fuga, una teoria romantica, una cosa che molte vorrebbero, anche.
    durante la storia, molto ben scritta, ho sofferto un po' per l'autodescrizione di Isabella, soffro molto quando incontro caratteri così, di donne totalmente inappagate senza apparente motivo, ma... quante ce ne sono nella realtà!
    brava!
    -sparv-

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    1. Laura mia, lo avevo detto che mi ero tradita scrivendola. Ma non ho potuto farne a meno.
      Se per autodescrizione ti riferisci a me, come credo, non è proprio completamente sbagliato. Non credo però di essere una donna inappagata, penso più di essere una che ha cercato di dare tanto e che ora vorrebbe solo un pochino di tempo per se stessa. Per il resto la mia vita va bene così com'è...
      Grazie per avere sempre queste iniziative bellissime e che ci coinvolgono tutte... e grazie per avermi fatta uscire dal guscio. Ora te vojo con la terra... mannaggia...

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  9. Tempo di "voti": i miei 3 unti a questa bellissima storia su cui ho fantasticato non poco.

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  10. 3 punti
    e se non hai mai pubblicato
    FALLO
    Caroline

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  11. Veramente, veramente bellissima questa storia. La solitudine iniziale mi ha suscitato tanta tristezza, ma è più che realistica, niente fantasie, niente finzione, solo rassegnazione per una vita "normale" che comunque schifo schifo non fa.
    La deviazione dal percorso è servita alla protagonista e mi è piaciuto tantissimo che non ci siano stati stravolgimenti epici come siamo soliti dare alle storie di fantasia. Isabella ha continuato a vivere la sua vita ma serba il ricordo bellissimo di quello che è successo sull'isola.
    La fine, non so come dirtelo, ma me l'aspettavo, davvero e mi ha fatto emozionare il solo pensiero di vedere Mathias al cinema.
    Complimenti, bellissima storia e scritta in modo assolutamente impeccabile.

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    1. Grazie Patrizia... se una storia nasce come è nata questa, non sempre sono in grado di cambiare il finale portando i protagonisti verso uno scontato lieto fine. In questo caso credo di non aver avuto altra scelta. Doveva per forza finire così, con Isabella che torna alla sua normalità, rigenerata dall'esperienza inaspettata vissuta con Uly. Credo che a volte una cosa così ti aiuti ad amare meglio e con più intensità ciò che credevi di non volere più e quindi ricominciare ricaricata fin dentro l'anima per vivere al meglio ciò che si è costruito fino a quel momento.

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  12. Ciao, Uly me lo immaginavo come Kevin Coster ai tempi di balla con i lupi o Tom Henks ai tempi di cast away..Mi sono immedesimata nell'Isabella delle prime righe...e mi piace

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    1. Abbi pazienza ma non so proprio come ti possa essere venuto in mente Tom Hanks. Passi Kevin Costner ma... comunque... grazie per aver letto e commentato...

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  13. Storia in cui, ahimèèèè, posso rispecchiarmi parecchio. Scritta in modo meraviglioso, scorrevole come un treno. Poi Mathias al cinema.... vabbèèèèè colpo bassissimo!!! Se devo dire cosa avrei voluto ancora... dico che avrei voluto di più... capire cosa li ha guidati in quel loro momento, capire perchè si sono persi e come lei abbia potuto sopravvivere e lasciarlo andare via. Mi manca un po' quella parte. Per il resto. perfetta. 2 PUNTI Cristina.

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    1. Certe cose dette da te sono fonte di orgoglio. Sai quanto io adori il tuo modo di scrivere e di caratterizzare l'IO dei protagonisti, una cosa che non riuscirò mai a fare.
      Non sono stata in grado di dare di più a questi due perché avrebbe implicato analizzare il loro intimo, i loro pensieri, le loro paure e quello sai farlo tu, non io... per cui, forse sono stata un po' vigliacca e paurosa e non ho voluto affrontarlo... troncando di fatto la storia e lasciandola alla libera interpretazione per i giorni vissuti dai due sull'isola.
      Nel momento stesso che ho concepito il finale, l'ho visto... ho proprio visto il tuo Mathias stagliato sul grande schermo di un cinema... e non ce l'ho fatta!

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  14. Scritta bene, fluida, intrigante.
    TRE PUNTI!

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  15. Questa più che una storia.............è il mio sogno proibito! Bravissima, davvero!

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  16. Quanto mi è piaciuta questa storia! L'ho sentita molto mia. Qui ci sta bene un seguito. Bravissima!!!! 3 punti

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    1. Di seguito non se ne parla proprio!! Anche perché lei torna dalla sua famiglia e io di Jacob non saprei proprio scrivere... ah ah ah ah ... scherzo.
      Grazie per aver letto, gemellina.

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  17. Ehhh, di punti da assegnare ce ne vorrebbero chissà quanti a questa tornata.
    Sono moltissime le storie da premiare, ma solo tre i giudizi a disposizione.
    Ne assegno 3 anch'io.
    E mi scuso di non poterne premiare molte altre.
    E nemmeno di poterle commentare. Ma davvero davvero davvero me ne manca il tempo.
    JoTyler

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    1. Allora aspetto di avere un tuo commento in un secondo momento.
      Grazie per aver letto e apprezzato anche questa mia storia.

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  18. 1 punto ma solo perchè non ce ne sono altri a disposizione.

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  19. Bellissima storia!!! è il primo crossover che leggo ed è speciale perchè usi un personaggio molto caro a me che sono una fan sfegatata delle ff dell'autrice!!! Sei stata capace di farmi entrare perfettamente nei panni di Bella, e mi è piaciuto anche il finale alternativo all'happy ending solito. Ci sta tutto e nonostante l'amaro che si prova a sapere che la vita di Bella è tornata alla solita routine, lascia aperte una serie di ppossibilità...
    Bravissima, per te 1 punto (ma avrei voluto averne più a disposizione)!!!
    Aleuname.

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    1. Grazie mille, Ale... ma sono una capra per alcune cose. Mi spiegheresti cosa è un crossover? E perché dici di essere una fan sfegatata delle ff dell'autrice. Faccio una figura barbina, ma davvero non lo so..
      Sono contenta che ti sia piaciuta e ti abbia coinvolta. Ora dovrò pensare alla terra ma sarà più difficile.

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