LONTANO
DAL MONDO
Un’isola.
Il
mare.
Strano!
Per quel che la riguardava, il mare l’aveva sempre detestato, fin
da bambina.
Bagnati
la testa…
Mettiti
il cappellino…
Non
entrare in acqua, hai appena mangiato…
Ma
soprattutto, aveva detestato il sole! Quel sole che fa
tanto bene alle ossa,
come diceva sua madre.
Invece,
per lei, tutto questo sapeva di noia e di bruciature che poi
bisognava ungere con quelle pomate puzzolenti, altrimenti erano
dolori, notti in bianco, con la pelle che diventava rossa come una
fragola e veniva via a strati, come la buccia delle cipolle…
E
l’acqua!
Anche
l’acqua detestava perché le metteva paura. Non stava mai ferma ed
era come se volesse inghiottirti, sommergerti dentro un niente che
sapeva di sale e bruciava gli occhi.
Non
aveva mai voluto imparare a nuotare perché non se l’era sentita,
neanche da grande, di vincere le sue paure. Ed era pure per quello
che al mare si annoiava.
Si
morse il labbro inferiore e si domandò come avesse potuto, una come
lei, scegliere consapevolmente di trascorrere un mese tutta sola,
lontana dal mondo, in un isolotto distante alcune miglia dalla costa,
in cui l’unica traccia di una passata presenza umana, era il faro
che, nei prossimi trenta giorni, sarebbe stato la sua casa.
Solo
il suo cane le sarebbe mancato.
Non
i figli adolescenti, che rientravano a casa solamente per mangiare,
dormire e non raccontavano niente di sé.
Non
i colleghi dell’ufficio né, men che meno, le idiozie che passava
la TV.
Il
marito? Le sarebbe mancato il marito?
Tante
volte si era domandata se non stesse con lui per forza di inerzia.
E
lei? Sarebbe mancata a qualcuno lei?
Ci
sperava quando, contrariamente alle sue previsioni, aveva saputo di
essere stata scelta per quella specie di esperimento scientifico.
Avrebbe
dovuto passare trenta giorni totalmente da sola.
Niente
radio.
Niente
televisione.
Niente
notizie, buone o cattive, a proposito di come il mondo girava.
Tanto
lo sapeva. Il mondo
avrebbe continuato a girare anche senza di lei,
si era detta mentre stipava nella valigia qualche vestito e alcuni
libri.
L’unico
obbligo a cui doveva attendere, era quello di redigere, giorno per
giorno, il diario della sua solitudine. Un diario dove avrebbe
scritto poche parole, ne era sicura. Sensazioni brevi, come versi di
poesie ermetiche.
Se
la sarebbe goduta, come no, la compagnia di se stessa.
La
brezza che soffiava era fresca, ristoratrice.
Passeggiando
lungo la battigia, Isabella si disse che in quel posto lontano da
tutto, non avrebbe mai trovato il mare della sua infanzia e
dell’estate bello come lo trovava in quel momento, in una giornata
di metà ottobre.
Il
mare dei suoi ricordi era il luogo dove i genitori la obbligavano a
quella noiosa vita da spiaggia; o quello in cui, da grande, era
tornata perché era lì che andavano le sue amiche, sempre speranzose
di accalappiare un fidanzato. Poi era diventato il posto dove doveva
andare con i bambini, perché
il sole fortifica le ossa e l’aria iodata aiuta a crescere sani,
come diceva sempre la pediatra.
Ma
quest’isola, la solitudine, i gabbiani, il cielo notturno
illuminato da miriadi di stelle, era tutt’altra cosa.
Qui
sto bene, si disse.
Tranquilla, serena,
lontana dal rumore del mondo. Sono cattiva, forse? Un mostro di
egoismo? Sono scappata come una vigliacca, mi sono nascosta a chi mi
vuole bene e non può fare a meno di me…
Due
figli, Sam e Seth, di diciotto e sedici anni.
Un
uomo, Jacob, che, tra fidanzamento e matrimonio, era con lei da oltre
ventidue.
Non
è giusto fuggire così.
Fuggire
da chissà che cosa, poi?
Io
la chiamo noia, ma quante me la invidierebbero questa mia noia
tranquilla… le donne musulmane, per esempio, intabarrate nei loro
lunghi mantelli. O, più semplicemente, quelle sposate con mariti
violenti, che le picchiano e le umiliano.
Le
venne in mente sua cugina e tutti i problemi che le aveva causato il
figlio tossicodipendente.
E
poi aveva un buon lavoro, una bella famiglia serena.
Che
cosa era andata a cercare nell’isola deserta? Se stessa?
Non
le avevano consentito di portare nulla che la mettesse in un
qualsiasi tipo di contatto con il mondo esterno. Solo libri,
provviste di cibo e gli effetti personali. Il minimo indispensabile.
-
Posso portare un binocolo con me? – aveva chiesto, e loro avevano
acconsentito.
Così
lei si divertiva a puntarlo sulla linea dell’orizzonte, per spiare
le nuvole e il volo degli uccelli.
E
un tardo pomeriggio, mentre seguiva il gioco festoso di due delfini
poco lontani dalla riva, non volle credere ai suoi occhi, da
principio. Le avevano garantito che non c’era nessuno, sull’isola,
e invece lui era lì, seduto sulla battigia, con la brezza della sera
a spettinargli i capelli e i piedi nell’acqua, che seguiva i salti
dei due cetacei. Indossava soltanto un paio di pantaloni larghi di
cotone color kaki, arrotolati fin sotto le ginocchia, e aveva, nelle
striature dei capelli e nel colore della pelle, la stessa sfumatura
del miele.
Un
uomo giovane e forte, spuntato da chissà dove,
si ritrovò a pensare. Chissà
chi era…
Ebbe
paura, e si rammaricò che la porta non si potesse chiudere a chiave.
Non si sentiva più al sicuro adesso che aveva scoperto di non essere
sola.
Si
sorprese a spiarlo ogni pomeriggio, di nascosto, con il suo binocolo,
osservandone ogni dettaglio. E, quando si voltava verso di lei, ne
studiava i lineamenti che da lontano le sembravano perfetti. E sentì
battere il cuore quando, una di quelle volte, le parve quasi che
quello sconosciuto le sorridesse.
Barba
lunga di qualche giorno, una gran zazzera di capelli quasi biondi che
gli sfioravano la base del collo, occhi chiari, immaginava, ma di
quale colore? Azzurri. O magari verdi. Era troppo lontano per
riuscire a distinguere bene. Un gran bel ragazzo, visto da una certa
distanza, ma era sicura che non sarebbe rimasta delusa neanche
guardandolo da vicino.
Alto,
forte.
Già.
Forte
sul serio, non semplicemente palestrato come i bulletti che si
vedevano in giro e che occhieggiavano dalle pagine dei giornali.
Un
uomo vero.
Isabella
sospirò, stringendosi nel cardigan di cotone.
Quella
sera, sdraiata sul letto a pancia in giù e con le gambe piegate e
incrociate sul suo sedere, aveva scritto nel diario: Non
sono più sola. Sull’isola c’è uno sconosciuto e io ho paura…
o forse è qualcuno mandato appositamente per studiare le mie
reazioni a un’intrusione improvvisa e inaspettata in un mondo
tranquillo, in una solitudine dove so di non correre alcun pericolo?
Se
avesse trovato il coraggio di parlargli, forse i suoi dubbi e le sue
paure sarebbero stati fugati. Quanto mancava al rientro al suo mondo
e alle sue certezze?
Venti
giorni esatti.
Tanti.
Troppi.
Lui,
dove stava? In qualche altro rudere? In una vecchia barca lasciata in
secca?
Isabella
ripensò a un film visto in televisione l’anno prima, Ore
dieci, calma piatta.
Due
coniugi giovani, belli e ricchi, in crociera solitaria sul loro
veliero, soccorrono un naufrago. Un ragazzo carino, gentile,
apparentemente innocuo. Invece…
I
film sono finzione, la vita è qualcosa di molto diverso e non
necessariamente di cose spiacevoli,
pensò Isabella, lasciando la relativa sicurezza del faro per uscire
all’aperto.
Gli
arrivò alle spalle, silenziosamente, e lo osservò per qualche
minuto.
L’uomo,
visto da vicino, aveva in tutto e per tutto l’aspetto di uno venuto
dal nord dell’Europa, con i suoi lunghi capelli color caramello.
Mosse
un piede e il rumore fece voltare l’uomo.
Per
la prima volta poté guardare dentro quegli occhi, che trovò
bellissimi, senza il filtro delle lenti del binocolo. Occhi
trasparenti, tra il verde e l’azzurro, che sicuramente, aprendosi
al mondo, per prima cosa avevano visto il mare, e ne avevano rubato
le sfumature.
-
Chi sei? – gli domandò.
Lui
la guardò alzandosi lentamente. La superava di almeno trenta
centimetri.
È
grosso e forte, pensò
Isabella, proprio come le era sembrato guardandolo da lontano. Grosso
e forte, ma ben proporzionato e armonico, tanto da muoversi con
grazia e agilità.
-
Uly – e rise, porgendole la mano.
Una
risatina un po’ sciocca, che gli disegnò due ventagli di rughe
sottili agli angoli degli occhi e gli scoprì i denti, piccoli e
bianchissimi. Il viso aveva tratti delicati, quasi infantili,
induriti solo un poco dalla barba incolta: naso dritto, non troppo
grande, labbra tenere, fossette ai lati del suo sorriso che lo
rendevano incredibilmente sexy.
Doveva
essere stato un bambino bellissimo. Quanto
tempo prima?, si
domandò. Era giovane. Non un ragazzino, ma giovane sì, più di lei.
Chissà da dove veniva. E chi era.
-
Isabella – disse stringendogli la mano. – E cosa fai qui? -
-
Quello che ci fai tu. Fuggo –
Non
rise questa volta e, anche se lo guardava veramente soltanto adesso,
la donna notò in lui qualcosa di familiare, come se avesse visto
altre volte la sua faccia e ascoltato la sua voce profonda. Una voce
molto bella, come tutto il resto.
-
Non ti annoi, tutta sola? –
-
E tu, non ti annoi? –
-
Perché rispondi a una mia domanda con un’altra? –
Isabella
sorrise, anche se gli occhi le restarono seri.
-
Dormo sotto le stelle – disse sorridendo sornione. - E mi lavo con
l’acqua del mare -
Silenzio,
interrotto solo dal lento sciabordio delle onde sulla spiaggia e dal
garrito stridulo dei gabbiani.
-
Ti dispiace se fumo? – domandò mostrandole il pacchetto.
Isabella
scosse la testa e rifiutò la sigaretta che le veniva offerta.
Lui
tornò a sedersi dov’era pochi minuti prima, e lei rimase in piedi,
a osservarlo riempirsi la bocca di fumo, beandosi dell’aria fresca
del tardo pomeriggio.
Mentre
lo guardava, Isabella si trovò a pensare alla sensazione che avrebbe
provato se quella bocca fosse stata schiacciata sulla sua mentre le
sue enormi mani affusolate la tenevano incollata a quel magnifico
corpo.
-
Come sei silenzioso! – azzardò cercando di scacciare quel
pensiero.
-
Pensavo a quanto sia bello il mare. Adoro guardarlo… - sputò fuori
il fumo. – Mi piacerebbe avere una vita semplice e tranquilla, come
la tua –
-
Che ne sai della mia vita? – domandò sedendosi accanto a lui.
-
Lo so! – rispose senza voltarsi, distendendo le labbra in quel
sorriso sghembo che Isabella aveva imparato a conoscere spiandolo.
La
donna non ribatté. Rimase lì, a godersi il tramonto con quell’uomo
misterioso e affascinante.
Quando
Uly si alzò, seguì i suoi movimenti fluidi con lo sguardo.
Lo
vide lanciare la sigaretta lontano per poi voltarsi e tenderle una
mano.
-
Camminiamo? –
-
Certo! – rispose accettando il suo aiuto.
La
pelle del suo palmo era calda, e Isabella si ritrovò a pensare che
non voleva interrompere quel contatto. Ma l’uomo si mise le mani in
tasca e cominciarono a camminare lungo l’arenile.
-
Sei inglese? Americano? – gli domandò.
-
Canadese. Toronto –
-
Ah. Uly è il tuo vero nome? –
Un’altra
risatina.
Probabilmente
no, ma non le disse nulla, si limitò a prenderla sottobraccio e a
continuare a camminare.
-
Sei qui… perché ami il mare? – le chiese.
-
Io odio il mare. Forse è perché non ho mai imparato a nuotare –
-
Potrei insegnarti –
-
L’acqua è fredda e non ho il costume –
-
L’acqua non è fredda e il costume non ce l’ho neppure io –
Isabella
ridacchiò per mascherare l’imbarazzo.
L’aveva
spiato sguazzare nudo nell’acqua, con il suo binocolo, ma non gli
disse nulla. Lo aveva trovato molto bello e lo aveva desiderato,
nonostante neppure lo conoscesse. Le aveva detto di essere canadese e
si era presentato con quel nomignolo ridicolo che sicuramente non
doveva essere il suo vero nome.
Uly.
Ulisse, forse?
La
riaccompagnò al faro e la salutò guardandola con quei suoi occhi
teneri e incantevoli che non aveva ancora capito se fossero azzurri o
verdi.
Nei
giorni seguenti si ritrovarono spesso a camminare lungo la spiaggia,
quasi spinti da un richiamo misterioso, e per Isabella divenne un
appuntamento al quale sapeva di non poter rinunciare. Le piaceva
parlare con lui, ascoltare la sua voce calma e leggermente roca. Le
piaceva il profumo selvaggio della sua pelle. Ammirava la luce del
sole giocare con i suoi capelli, infiammandoli e colorandoli di
riflessi dorati. Si perdeva dentro il colore indefinito dei suoi
occhi, così brillanti e intelligenti, e si sentiva completamente
irretita da quel suo modo di sorridere, così spontaneo e pulito.
E
un pomeriggio, quando Isabella scese alla spiaggia, trovò Uly
immerso nell’acqua fino alle ginocchia, la canna da pesca in mano.
Il pantalone, sebbene arrotolato, si era bagnato fino a metà coscia
e aderiva alla muscolatura delle gambe evidenziandone la robustezza.
-
Ti stavo aspettando… - le disse, quando ne avvertì la presenza
silenziosa alle spalle.
-
A sì? –
Si
voltò a guardarla con un sorriso divertito sulle labbra.
-
Sì – disse.
Senza
aggiungere altro cominciò a girare il mulinello per riavvolgere la
lenza. Dopodiché venne verso di lei con passo deciso, schizzando
acqua intorno a lui. Appoggiò la canna a terra e, senza nessun
preavviso, sollevò la donna tra le sue braccia ritornando verso il
mare.
Camminava
deciso, puntando verso l’orizzonte, incurante del fatto che
Isabella fosse terrorizzata.
-
Mettimi giù… che stai facendo? Dove mi vuoi portare? – il panico
nella voce della donna.
-
Non riesco a sopportare l’idea che non ti piaccia tutto questo solo
perché non sai nuotare… -
-
Lasciami andare… ti prego, riportami a riva –
Isabella
si era irrigidita tra le braccia muscolose di Uly, stringendo le sue
al collo dell’uomo per cercare di tirarsi su e allontanarsi
dall’acqua che le stava ormai bagnando il vestito e il sedere.
Quando
l’onda lambì il petto dell’uomo, coprendo ormai buona parte del
corpo di Isabella, Uly si fermò.
-
Fidati di me… - le sussurrò all’orecchio.
Sciolse
con decisione le braccia di lei dal proprio collo e la distese sul
pelo dell’acqua, mantenendo le sue mani tese sotto il suo corpo per
sorreggerla.
-
Rilassati… abbandonati all’acqua… ci sono le mie braccia sotto
di te… non ti lascerò andare giù. Rilassati, da brava… vedrai
che il tuo corpo si lascerà trasportare dal mare… -
La
voce calma e tranquilla di Uly era come un balsamo per la paura di
Isabella che si lasciò andare rilassando il corpo sulle braccia tese
sotto di lei.
Il
tocco di quelle mani era lieve sulla sua schiena, la sfioravano quel
tanto che le serviva per sentirsi sicura, che le permettesse di
abbandonarsi a quell’elemento con il quale non aveva mai voluto
prendere confidenza.
-
Visto? Non è difficile. Se ti abbandoni, il corpo si lascia
sostenere dall’acqua da solo… è una cosa naturale –
Così
dicendo, spostò una delle due mani al centro della schiena per
continuare a sostenerla, mentre con l’altra le tolse i capelli
bagnati dal viso.
Isabella
trattenne il respiro quando quelle dita le sfiorarono la pelle. Il
tocco delicato di quell’uomo era fuoco puro su di lei, e questo la
privò della concentrazione che aveva raggiunto per superare la paura
di ciò che stava facendo.
Scattò
come per rimettersi in piedi ma non trovò la terra sotto di lei e,
con un urlo, si aggrappò alle spalle poderose di Uly.
L’uomo
la circondò con un braccio e la strinse a sé.
-
Sta’ tranquilla… io tocco – disse ridendo.
Le
sfiorò il viso, scendendo poi lungo il collo e le spalle, per andare
ad accarezzare la schiena con piccoli movimenti circolari che avevano
lo scopo di calmarla e farla sentire al sicuro.
Isabella
lo guardava a bocca aperta, senza quasi respirare. La sua, schiusa in
un sorriso calmo, gli occhi trasparenti incatenati ai suoi. Senza
quasi rendersene conto, con la punta delle dita, gli accarezzò la
guancia, le labbra, la gola…
Era
un invito, quello.
Un
invito sfacciato a fare ciò che, in circostanze normali, non avrebbe
fatto mai con uno sconosciuto, con uno che veniva dall’altra parte
del mondo e si portava appresso un nomignolo ridicolo.
Sotto
le sue dita, le belle labbra dell’uomo le apparvero soffici e
calde. Aveva una pelle che sapeva davvero di sale. Di sale e di uomo
giovane, forte, selvaggio e affamato. Un animale bellissimo, che
odorava di sudore e di salsedine.
Isabella
gli cinse le grosse spalle con il braccio sinistro cominciando a
giocare con i lunghi capelli umidi. E fu un attimo ritrovarsi ad
assaporare la morbidezza di quelle labbra, il velluto della sua
lingua che le esplorava la bocca, il corpo muscoloso e duro plasmato
perfettamente contro il proprio.
Gli
insinuò le dita tra i folti capelli tirandoli leggermente. Erano
morbidi e setosi nonostante in parte bagnati e, quando li strinse più
forte nel pugno, sentì Uly gemere nella sua bocca, mentre con le
mani continuava la selvaggia scoperta delle curve del suo corpo.
Quasi
non si accorsero del temporale che si era scatenato al di sopra delle
loro teste, tanto erano presi da quel gioco erotico. Ma quando Uly si
fermò per riprendere fiato, la sollevò in braccio e uscì
dall’acqua correndo verso il faro.
Isabella
non fece in tempo ad aprire la porta che l’uomo reagì
immediatamente spingendola contro la parete più vicina, premendole
la sua erezione contro il ventre per farle capire quanto la
desiderasse.
Armeggiarono
freneticamente con i vestiti bagnati che si appiccicavano
fastidiosamente alla loro pelle.
Una
volta liberi, Uly l’afferrò per i glutei e Isabella avvolse le
gambe intorno ai suoi fianchi. Scese a stuzzicarle e a baciarle i
seni ascoltandola gemere, incentivo, questo, a darle di più.
-
Per favore, Uly… -
-
Sì! – sibilò lui tra i denti, mentre con una mano le strappava
l’ultima barriera tra loro.
Le
entrò dentro con un colpo solo, senza darle il tempo di pensare.
-
Cazzo! Sei fradicia! – ringhiò mentre affondava profondamente in
lei.
Iniziò
a muoversi con spinte profonde, secche, forti, che la schiacciavano
contro le mura grezze del faro, graffiandole la schiena.
Le
bocche incollate in un bacio violento. Le mani che si cercavano con
frenesia animale. Quelle di lui che afferravano la sua carne per
accompagnarla nel ritmo intenso che teneva; quelle di lei aggrappate
alla sua schiena, dove le unghie lasciavano solchi profondi sui
muscoli poderosi.
Una
spinta… e sentì lo stomaco accartocciarsi su se stesso.
Un’altra
spinta… e sentì il suo sesso stringersi intorno a quello duro e
pulsante dell’uomo.
Una
terza spinta… e percepì l’orgasmo di lui che scalpitava per
essere liberato.
Ancora
una spinta… mentre le labbra di Uly tornarono a divorarle la bocca
e le pareti del suo sesso si avvolgevano a intermittenza attorno a
quel membro.
-
Oddio, sì… così… -
Le
prese una coscia e la portò quasi all’altezza della sua spalla per
poterla penetrare meglio.
Una
quinta spinta… e lei urlò, implorandolo di non smettere.
Una
sesta spinta… e lo vide gettare indietro la testa, travolto a sua
volta dalla potenza dell’orgasmo.
Una
settima… un’ottava… una nona spinta, per svuotarsi
completamente e poi crollare su di lei e, insieme, scivolare lungo la
parete.
Cinque
mesi dopo
Jessica
le aveva telefonato, come al solito.
Era
il 7 marzo, e voleva proporle qualcosa di divertente da fare insieme
per la festa della donna.
Le
solite idiozie, la solita noia da consumarsi in pizzeria e poi in un
locale zeppo di donne isteriche,
pensò Isabella scuotendo la testa. Ma già sapeva che ci sarebbe
cascata anche quella volta.
Jess,
divorziata e senza figli, aveva, a quaranta anni passati, il cervello
di una quindicenne. Sembrava come se, delle follie. ne avesse bisogno
come dell’aria che respirava: spese pazze, amanti di cui poteva
essere la madre. Avesse avuto un marito, dei figli grandi, un po’
meno soldi di quelli che aveva, forse…
Lei,
in vita sua, follia ne aveva fatta una soltanto, pochi mesi prima. E
non si era mai pentita. Mai. Sarebbe stato il suo segreto da
condividere con un’isola deserta e un uomo misterioso dal nomignolo
ridicolo.
-
Dai, vieni anche tu… una volta all’anno è lecito ammattire –
Una
volta all’anno.
-
Dove volete portarmi, stavolta? Sempre a vedere quattro buzzurri
depilati e unti che si spogliano, come l’anno scorso? -
-
No, stavolta si va ad ammirare un uomo come non ce ne sono più. Di
quelli che si trovano solo al cinema purtroppo -
Immersa
nel buio totale della sala cinematografica, con il suo bicchiere di
cartone gonfio di pop corn, Isabella osservava un uomo di spalle,
appoggiato al bancone di un albergo di lusso, mentre tamburella le
sue lunghe dita sul piano lucido come specchio, in attesa che la
ragazza di fronte gli consegnasse le chiavi della stanza.
Il
primo piano degli occhi verde azzurri del protagonista.
Il
suo sorriso sghembo.
Isabella
smise di respirare.
Uly.
Mathias.
Edward
Cullen.

E cazzo lo voglio vedere pure io sto film... WOW... sarebbe un sogno vedere Mathias sul grande schermo, oddio non ci posso pensare... sarebbe veramente meraviglioso e lo auguro di cuore...
RispondiEliminaTornando alla OS che dire?!?
Perfetta con un finale da Dio!
Grazie
JB
Cara Jusy... sapessi quanto lo vorrei io Mati sul grande schermo!!! Sono innamorata persa di lui... anche se poi sono un po' tutti i personaggi di Cri che mi appassionano.
EliminaGrazie comunque, per aver letto e commentato. E' sempre bello partecipare e vedere l'entusiasmo per qualcosa che avrebbe potuto essere solo mia.
Oddio..ho i brividi!!!mi è piaciuta tantissimo!
RispondiEliminaIl finale è davvero perfetto.....ma tutto in realtà lo è.
Grazie mille... e pensare che io la ritenevo banale!!! Invece sembra sia piaciuta a tutte...
EliminaUn racconto molto bello, una scrittura asciutta e senza fronzoli, una protagonista che rispecchia molte di noi, donne sposate da anni, con figli più o meno grandi e con esperienze che non sempre regalano felicità, solo attimi di sonnolenta tranquillità, senza particolari gioie o dolori. Una vita piatta che ha ormai tutto scritto e delineato. Isabella invece ha una botta di fortuna, ha la possibilità di tagliare questa monotonia quotidiana. Un'isola, un faro e l'occasione di ritrovarsi, nonostante quel mare che ha sempre detestato. E non trova solo se stessa, ma anche un sogno incarnato da un giovane misterioso e bellissimo che, come lei, scappa da qualcosa.
RispondiEliminaBello tutto: la descrizione del luogo, l'inquietudine di Isabella, l'accattivante seduzione di Uly, la scena di sesso e quel mare che la conquista e riconquista me che l'ho sempre amato.
Bello il finale e la scoperta della vera identità del ragazzo. Bello soprattutto perché è il mio adorato Mathias... come potevo non innamorarmi di questa storia. Brava!
Grazie alla mia socia... che legge in anticipo, mi aiuta a correggere leggendo con pazienza e poi, alla fine, commenta per mio conto ma secondo le sue emozioni così da farmi imbrogliare per non farmi riconoscere...
EliminaCredo che ogni donna dovrebbe prendersi del tempo in solitudine, questa storia è fantasiosa, ben scritta e descrive un sogno stupendo, che però contiene una grande verità. Bravissima.
RispondiEliminaE' il mio sogno nel cassetto, a dire la verità. E' un'esperienza che mi piacerebbe fare quella di vivere da sola, in un faro per un certo periodo di tempo. Un po' mi spaventa, non tanto per la solitudine che invece mi piace molto, quanto piuttosto per la forza del mare!! Spesso i fari sono posizionati in posti in cui la potenza del mare si sente eccome... quindi è più quello che mi farebbe paura...
EliminaSTUPENDA!
RispondiEliminascritta benissimo, i personaggi vengono delineati in maniera egregia e ci si lascia trasportare dalla narrazione come dalle onde del mare; il finale è il colpo da maestra!
complimenti davvero AUTRICE!
Ti ringrazio molto... il finale non poteva che essere così. La pausa di riflessione presa da Isabella non doveva necessariamente portarla al tradimento e a lasciare, di conseguenza il marito e la famiglia. Ma... come dicevano gli antichi? Carpe diem... e lei ha colto... ma chi non lo avrebbe fatto?
EliminaMi è piaciuta moltissimo l'ambientazione, stare un mese, da sola, da qualche parte. E poi avere un vicino così interessante... Yum!! Fammi sapere quando esce il film!
RispondiEliminaCmq, storia scritta egregiamente, trama interessante, personaggi ben delineati. Davvero brava!
Grazie!
Grazie molto, Denise. Non avrei mai creduto di ricevere un così bel riscontro. Sono partita da un mio sogno (che non è necessariamente legato alla mia situazione famigliare) e ho tirato fuori la storia...
EliminaAmo la solitudine quando non è per sempre ed è una scelta che serve a rigenerare. Come donna e soprattutto come madre, credo che ognuna di noi debba avere un momento da ritagliarsi per se stesse e se si riesce a farlo per un periodo medio-lungo non sarebbe male!!
Inaspettata e bellissima. Originale l'idea di una Bella adulta e con famiglia che fugge dalla propria vita, anche se solo per un mese, per cercare di capire che significato abbiano le sue relazioni e quello che ha costruito. Non posso che amare una persona che non ha paura della solitudine e di fare i conti con se stessa, accettando di fare un bilancio obiettivo di ciò che è. Un po' amaro il bilancio, con l'impressione di non contare nulla per dei figli adolescenti e quindi autocentrati, e di aver scelto un compagno per la sua serietà e correttezza, senza aver mai provato la follia di una passione travolgente. E poi la scoperta del desiderio per un corpo giovane, vigoroso e pieno di vitalità, la curiosità per un uomo i cui occhi esprimono intelligenza e profonda comprensione, l'abbandonarsi a un piacere fisico che fa sentire pieni di vita e "interi" forse per la prima volta da anni.
RispondiEliminaPerché questa storia è perfetta? Perché lascia Isabella alla sua quotidianità senza rimpianti né rimorsi, con un tesoro nascosto che potrà alimentarne la gioia di vivere ("I ponti di Madison County").
Grazie, Ciaspola. Sono contenta tu abbia gradito.
EliminaIo personalmente non ho una gran paura della solitudine, anzi. Quando sono sola riesco a ritrovarmi totalmente e la mia passione per le arti, soprattutto grafiche, ne giova decisamente. E questa è decisamente un'esperienza che farei... con un eventuale Uly annesso, perché no!!!
Punti assegnati: 3
RispondiEliminaEcco il mio voto 1
RispondiEliminahahahahahahahahah!!!! e con l'ultimo pezzo te sei scoperta del tutto!!!
RispondiEliminamolto carina! un sogno, una fuga, una teoria romantica, una cosa che molte vorrebbero, anche.
durante la storia, molto ben scritta, ho sofferto un po' per l'autodescrizione di Isabella, soffro molto quando incontro caratteri così, di donne totalmente inappagate senza apparente motivo, ma... quante ce ne sono nella realtà!
brava!
-sparv-
Laura mia, lo avevo detto che mi ero tradita scrivendola. Ma non ho potuto farne a meno.
EliminaSe per autodescrizione ti riferisci a me, come credo, non è proprio completamente sbagliato. Non credo però di essere una donna inappagata, penso più di essere una che ha cercato di dare tanto e che ora vorrebbe solo un pochino di tempo per se stessa. Per il resto la mia vita va bene così com'è...
Grazie per avere sempre queste iniziative bellissime e che ci coinvolgono tutte... e grazie per avermi fatta uscire dal guscio. Ora te vojo con la terra... mannaggia...
Tempo di "voti": i miei 3 unti a questa bellissima storia su cui ho fantasticato non poco.
RispondiElimina3 punti non 3 unti, scusate!
RispondiElimina1 Punto.
RispondiElimina3 punti
RispondiEliminae se non hai mai pubblicato
FALLO
Caroline
Veramente, veramente bellissima questa storia. La solitudine iniziale mi ha suscitato tanta tristezza, ma è più che realistica, niente fantasie, niente finzione, solo rassegnazione per una vita "normale" che comunque schifo schifo non fa.
RispondiEliminaLa deviazione dal percorso è servita alla protagonista e mi è piaciuto tantissimo che non ci siano stati stravolgimenti epici come siamo soliti dare alle storie di fantasia. Isabella ha continuato a vivere la sua vita ma serba il ricordo bellissimo di quello che è successo sull'isola.
La fine, non so come dirtelo, ma me l'aspettavo, davvero e mi ha fatto emozionare il solo pensiero di vedere Mathias al cinema.
Complimenti, bellissima storia e scritta in modo assolutamente impeccabile.
Grazie Patrizia... se una storia nasce come è nata questa, non sempre sono in grado di cambiare il finale portando i protagonisti verso uno scontato lieto fine. In questo caso credo di non aver avuto altra scelta. Doveva per forza finire così, con Isabella che torna alla sua normalità, rigenerata dall'esperienza inaspettata vissuta con Uly. Credo che a volte una cosa così ti aiuti ad amare meglio e con più intensità ciò che credevi di non volere più e quindi ricominciare ricaricata fin dentro l'anima per vivere al meglio ciò che si è costruito fino a quel momento.
EliminaCiao, Uly me lo immaginavo come Kevin Coster ai tempi di balla con i lupi o Tom Henks ai tempi di cast away..Mi sono immedesimata nell'Isabella delle prime righe...e mi piace
RispondiEliminaAbbi pazienza ma non so proprio come ti possa essere venuto in mente Tom Hanks. Passi Kevin Costner ma... comunque... grazie per aver letto e commentato...
EliminaStoria in cui, ahimèèèè, posso rispecchiarmi parecchio. Scritta in modo meraviglioso, scorrevole come un treno. Poi Mathias al cinema.... vabbèèèèè colpo bassissimo!!! Se devo dire cosa avrei voluto ancora... dico che avrei voluto di più... capire cosa li ha guidati in quel loro momento, capire perchè si sono persi e come lei abbia potuto sopravvivere e lasciarlo andare via. Mi manca un po' quella parte. Per il resto. perfetta. 2 PUNTI Cristina.
RispondiEliminaCerte cose dette da te sono fonte di orgoglio. Sai quanto io adori il tuo modo di scrivere e di caratterizzare l'IO dei protagonisti, una cosa che non riuscirò mai a fare.
EliminaNon sono stata in grado di dare di più a questi due perché avrebbe implicato analizzare il loro intimo, i loro pensieri, le loro paure e quello sai farlo tu, non io... per cui, forse sono stata un po' vigliacca e paurosa e non ho voluto affrontarlo... troncando di fatto la storia e lasciandola alla libera interpretazione per i giorni vissuti dai due sull'isola.
Nel momento stesso che ho concepito il finale, l'ho visto... ho proprio visto il tuo Mathias stagliato sul grande schermo di un cinema... e non ce l'ho fatta!
Scritta bene, fluida, intrigante.
RispondiEliminaTRE PUNTI!
Questa più che una storia.............è il mio sogno proibito! Bravissima, davvero!
RispondiEliminaA chi lo dici!!!
EliminaGrazie per aver letto!
Quanto mi è piaciuta questa storia! L'ho sentita molto mia. Qui ci sta bene un seguito. Bravissima!!!! 3 punti
RispondiEliminaDi seguito non se ne parla proprio!! Anche perché lei torna dalla sua famiglia e io di Jacob non saprei proprio scrivere... ah ah ah ah ... scherzo.
EliminaGrazie per aver letto, gemellina.
Ehhh, di punti da assegnare ce ne vorrebbero chissà quanti a questa tornata.
RispondiEliminaSono moltissime le storie da premiare, ma solo tre i giudizi a disposizione.
Ne assegno 3 anch'io.
E mi scuso di non poterne premiare molte altre.
E nemmeno di poterle commentare. Ma davvero davvero davvero me ne manca il tempo.
JoTyler
Allora aspetto di avere un tuo commento in un secondo momento.
EliminaGrazie per aver letto e apprezzato anche questa mia storia.
2 PUNTI :-D
RispondiElimina1 punto ma solo perchè non ce ne sono altri a disposizione.
RispondiEliminaBellissima storia!!! è il primo crossover che leggo ed è speciale perchè usi un personaggio molto caro a me che sono una fan sfegatata delle ff dell'autrice!!! Sei stata capace di farmi entrare perfettamente nei panni di Bella, e mi è piaciuto anche il finale alternativo all'happy ending solito. Ci sta tutto e nonostante l'amaro che si prova a sapere che la vita di Bella è tornata alla solita routine, lascia aperte una serie di ppossibilità...
RispondiEliminaBravissima, per te 1 punto (ma avrei voluto averne più a disposizione)!!!
Aleuname.
Grazie mille, Ale... ma sono una capra per alcune cose. Mi spiegheresti cosa è un crossover? E perché dici di essere una fan sfegatata delle ff dell'autrice. Faccio una figura barbina, ma davvero non lo so..
EliminaSono contenta che ti sia piaciuta e ti abbia coinvolta. Ora dovrò pensare alla terra ma sarà più difficile.