Tutto
scorre
…
Tutto è perfetto, il pubblico in religioso silenzio
segue ogni nostro movimento, ogni nostra figura, ogni nostro
volteggio... Tutto è perfetto... poi... tutto cambia, non è più
perfetto... nulla è perfetto e intorno solo il buio...
*****
“Signorina Swan, Signorina Swan!” urla l'uomo in
tenuta azzurra correndo dietro la sedia a rotelle “Signorina
Swan... la smetta di correre nei corridoi con quella sedia. Dobbiamo
fare la terapia!”
“Terapia? Non capisco proprio di cosa stia parlando.”
“Signorina Swan, la prego...”
“Si pregano i Santi e io di sicuro non lo sono.”
“Per favore, mi segua.”
“Non credo proprio!”
“Signorina Swannnnnnnn!”
“Domani, domani farò terapia.”
“Il suo domani non arriva mai!”
“Esatto... appunto... il mio domani non arriva... non
arriva più.”
*****
Da
un mese a questa parte sono spettatore di questa scena quotidiana.
Non c'è più pace nei corridoi del centro. Puntualmente alle sedici,
ci si può rimettere l'orologio, il terapista di turno si vede
costretto a rincorrere la Swan per portarla a fare terapia.
Puntualmente lei non la fa. È
ora che prenda in mano la situazione, devo parlare con mio padre e
con il suo.
*****
“Signor
Swan, deve lasciarci carta bianca. Ha visto in che stato si trova sua
figlia.” l'uomo seduto davanti a mio padre non emette fiato.
“Sicuramente
la sua lesione è importante ma non così tale da non farla
camminare. Dobbiamo lavorare anche mentalmente non solo fisicamente
con Isabella. Io e i miei collaboratori abbiamo studiato il caso e
fisicamente non c'è nulla che impedisca a sua figlia di riprendersi:
si sta lasciando andare. Noi non vogliamo questo... vero?”
“No! Certo
che no. Ma lasciarla qui, da sola, per non so quanto tempo...”
“Signor
Swan,” intervengo “con sua figlia ci vogliono... diciamo le
maniere forti. Se lei è presente e pronto a consolarla ogni volta...
non risolveremo molto.”
“Da quando
Isabella è entrata nel nostro centro,” interviene di nuovo mio
padre “non ha fatto un solo giorno di terapia. Così perdiamo solo
tempo prezioso.”
“Umpf...
avete ragione. Torno a casa oggi stesso. Posso... posso salutarla?”
“Certamente
e può venire a trovarla... più in là.”
“Bene.”
*****
Ovviamente
anche oggi non si è ancora presentata... è ora di cambiare
registro... mi dirigo verso la sua camera e come sempre lei è sulla
sua sedia a rotelle. In un primo momento potrebbe sembrare intenta a
guardare fuori dalla finestra ma così non è, il suo sguardo è
perso nel vuoto, rincorrendo chissà quale pensiero.
“Signorina
Swan, permetta che mi presenti, sono Edward Cullen... il suo nuovo
terapista.” niente, neanche un battito di ciglia. Okay... mi
avvicino, afferro la sedia ed esco dalla stanza.
“Ehi, ma
cosa fa?” cerca di riprendere il controllo della sedia, ma non
riesce.
“Oh ma
allora è dotata di voce. Fantastico, almeno per comunicare non
avremo problemi... forse.”
“Si può
sapere chi è lei? Anzi no, non mi interessa. Mi riporti subito nella
mia camera!”
“Come le
dicevo... sono Edward Cullen, il suo nuovo terapista.”
“Ho detto
che non mi interessa. Mi riporti in camera!”
“Forse le
è sfuggito l'orario, ma la sua terapia doveva iniziare venti minuti
fa.”
“Forse le
è sfuggito che non ho mai fatto ne farò mai terapia. Mi. Riporti.
In. Camera!”
“La sua
terapia inizia tutti i giorni alle sedici ed è pregata di
presentarsi direttamente...”
“Non. Mi.
Interessa. Mi. Riporti. In. Camera. Mah... dove mi sta portando?”
“... in
piscina!” la butto in acqua ed è così ancorata alla sua amata
sedia a rotelle, che fanno un tuffo unico.
“Koff...
koff... ma è pazzo... koff... mi aiuti...”
“Certamente.
Tenga chiusa la bocca, respiri con il naso e... batta i piedi.”
“Koff...
mi aiu... koff... ti... koff”
“Si può
aggrappare lì.” le indico i maniglioni posti alla parete della
vasca.
“Ba...
koff... star... koff koff... do... koff”
“No, mi
chiamo Cullen, Edward Cullen e sono il suo nuovo terapista.”
Mentre
recupero la sedia con la coda dell'occhio controllo Isabella, riesce
ad aggrapparsi ad un maniglione, entrambi emettiamo un sospiro di
sollievo senza farci notare dall'altro.
Porto la
sedia vicino alla scaletta per uscire dall'acqua e lentamente inizio
ad asciugarla, sempre facendo finta di non curarmi di lei.
Dopo aver
ripreso fiato, lentamente, maniglione dopo maniglione, raggiunge la
scaletta dove trova me.
“Signorina
Swan, le è chiaro che non sono come gli altri terapisti? Da domani
la voglio puntuale alle sedici in piscina per la nostra terapia che
comprende la piscina, la palestra e i massaggi. Per oggi può tornare
in camera...quando riuscirà ad uscire!”
“Non mi
vorrà lasciare qui... da sola?”
“Se può
scorrazzare nei corridoi con la sua sedia per sfuggire alla terapia,
ha abbastanza forza nelle braccia per uscire dall'acqua se proprio
non vuole usare le gambe.”
“Cullen
eh? Il fatto che ha lo stesso cognome del capo del centro non le dà
il diritto...”
“Infatti
il diritto me lo dà il fatto che sono il suo terapista. Visto che
siamo in vena di confidenze... la informo che ho provveduto a farla
spostare di camera, la 17... ho pensato che le avrebbe fatto piacere
non avere una stanza per disabili...
“Ma come
si permette, io...”
“Ovviamente
ho anche informato il personale che non avrà più bisogno del loro
aiuto per vestirsi o lavarsi. Da stasera in poi potrà consumare i
suoi pasti in mensa come tutti i pazienti.”
“Cullen...”
“Swan...”
“Lei non
può...”
“Oh si che
posso, l'ho fatto e continuerò a farlo finché non si alzerà da
quella sedia e passo dopo passo riprenderà a camminare, a...”
“Non. Lo.
Dica.”
“Quello è
il mio obiettivo e sarà anche il suo, non ci sono altre opzioni
disponibili. Prima se lo mette in testa, prima raggiungeremo il
risultato.”
“Lei...
lei non sa... cosa...”
“Qualsiasi
cosa le sia accaduta, è passata... tutto passa, tutto scorre... A
domani Swan.”
“Cullen,
Cullen...”
La lascio in
acqua urlando il mio nome... ce la farò, non mi devo ammorbidire...
ce la farà, è una combattente... ce la faremo.
La sera
raggiunge la mensa come tutti gli altri, un po' in ritardo ma arriva,
non posso far a meno di sorridere quando la vedo, il suo sguardo
invece mi fa pensare che commetterebbe volentieri un omicidio... il
mio.
*****
Purtroppo la
piccola vittoria di ieri sera mi ha dato false speranze.
Sono le
sedici, sono in piscina e lei non c'è.
Non mi
scoraggio e non demordo.
Vado da lei
che ovviamente si “ribella” inutilmente... e rifinisce in piscina
come il giorno precedente.
Così
trascorre la nostra prima settimana... prima o poi si stancherà di
farsi il bagno vestita.
Per il resto
è autosufficiente, non si fa più aiutare per vestirsi, per lavarsi,
si presenta in mensa alle ore dei pasti ma la terapia no... niente da
fare anche se ogni volta muove di più le gambe per raggiungere la
scaletta.
Fino a
quando, dopo l'ennesimo tuffo in piscina:
“Swan, non
è stanca di farsi il bagno vestita?”
“Okay
Cullen, ha vinto... Non c'è bisogno di fare quella faccia, ha vinto,
da domani iniziamo.”
“Devo
crederle Swan?”
“Sì, ci
creda...” mi tende la mano che con stupore accolgo nella mia e...
mi ritrovo in acqua:
“Koff...
koff... ma...”
“Chi la fa
l'aspetti Cullen.”
“Koff...
non penserà di passarla liscia vero?”
“Dai
Cullen... ci...”
Non la
faccio finire di parlare che la trascino sott'acqua per un piede,
credo di aver esagerato quando vedo che ci mette un po' a tornare in
superficie, invece mi ritrovo a mia volta sommerso... di nuovo.
Come due
ragazzini cominciamo a schizzarci e ad affogarci fino a quando
Isabella non ce la fa veramente più. Si appoggia al mio torace per
riprendere fiato e istintivamente le cingo la vita con le mani:
“D'accordo...
hai rivinto tu.”
M'incanto a
guardarla, l'ho notato subito che era una bella ragazza ma così da
vicino...
“Cullen
tutto bene?”
“Eh... sì
certo... non potrebbe andare meglio, dopo la tua resa
incondizionata.”
“Gnegnegne...”
“Beh ma
hai lottato con onore.”
Sorridendo
continuiamo a guardarci negli occhi e nessuno dei due sembra
intenzionato a lasciare la presa sull'altro.
“Almeno
oggi mi aiuti ad uscire?”
“Mmmmh...
se mi aiuti ad aiutarti.”
La sue
labbra si allargano in un magnifico sorriso e accenna un sì con la
testa.
*****
Inizia così
la nostra collaborazione, nei giorni successivi si fa trovare
puntuale in piscina dove finalmente posso iniziare a trattarle la
gamba lesa.
In breve
riusciamo ad aggiungere alla terapia quotidiana in acqua anche la
palestra. Quando Isabella finalmente abbandona la sedia a rotelle
passando alle sole grucce, aggiungo anche i massaggi per dare
sollievo alla sua schiena, ai suoi muscoli doloranti e contratti per
le posture che assume per camminare con le stampelle.
Vederla in
piscina, in costume, era già uno spettacolo ma toccarla senza il
filtro dell'acqua o dei vestiti è... una tentazione quotidiana, da
quando le slaccio il reggiseno, per lasciare libera la schiena, a
quando termino il mio lavoro su di lei è un continuo sforzo a non
andare oltre per me.
Il suo corpo
perfetto, si modella meravigliosamente bene sotto le mie mani.
Inizio
spalmando l'olio su tutto il suo corpo che si riempe di brividi e il
mio non rimane di certo indifferente.
Inizio a
trattare il suo esile collo, scendo alle spalle, proseguo sulla
schiena, le mie grandi mani arrivano anche dove non dovrebbero
arrivare e se in altre circostanze avrei fatto più attenzione, in
questo caso non me ne curo. Lavorando schiena e fianco, riesco a
sfiorare lateralmente i seni schiacciati sul lettino. La sua pelle
s'increspa e la mia erezione cresce. Quando arrivo al suo fondo
schiena coperto dagli slip, il mio autocontrollo viene messo a dura
prova. Ma non è nulla a confronto di quando inizio a lavorarle
coscia e interno coscia, perché le mie lunghe dita sfiorano le
labbra intime. Il suo corpo ancora una volta reagisce, a volte
rilascia dei sospiri, non le chiedo se va tutto bene... non voglio
rompere questa armonia che si rinnova giorno dopo giorno.
Quando
terminiamo, ogni volta si siede sul lettino coprendosi il seno con
l'asciugamano, si scioglie i capelli che le ricadono fluenti sulle
spalle, puntualmente la mia erezione ha un impennata a questa
visione. Lei ha sempre quest'aria da post orgasmo mentre io sono
sempre più carico e pronto ad esplodere, con la voglia di entrare
dentro di lei, di farla godere veramente, di sentire chiamare il mio
nome mentre raggiunge l'apice del piacere.
Entrambi
usciamo stremati dall'ora del massaggio, veramente sembra che
facciamo sesso e invece... niente, giustamente.
Il tempo
passa, Isabella migliora di giorno in giorno. Accetta anche di
aggiungere alla terapia che già fa, un incontro settimanale con uno
psicologo. Il che l'aiuta sempre di più e anche fisicamente si
vedono i risultati: la sua rabbia scompare del tutto, il suo sguardo
triste, spento, riprende vita rendendola ancora più bella ai miei
occhi e ai miei “sensi”.
Non solo il
nostro rapporto paziente/terapista migliora, anche quello personale.
Da quando mi ha buttato in piscina ci diamo del tu ma continuiamo a
chiamarci per cognome... ci piace farlo.
A volte
facciamo delle passeggiate, non lunghissime ma ci godiamo la pace del
dopo cena nel parco del centro. E proprio durante una di queste
passeggiate mi racconta la sua storia, non che non la conoscessi ma
sentirla da lei è un ulteriore passo in avanti.
Stava
svolgendo la finale delle selezioni alle Olimpiadi per pattinaggio su
ghiaccio a coppie. Lei e Jacob, il suo compagno di ghiaccio e di
vita, erano sicuri di vincere, tutti lo erano. Durante le prove
avevano deciso di comune accordo di non effettuare una figura in
quanto Isabella vedeva in Jacob troppa titubanza nella presa per
riportarla a terra ma durante l'esibizione ufficiale lui decide di
effettuarla e trovandosi davanti alla variazione di passi, Isabella
non ha potuto far altro che seguirlo ritrovandosi poi a terra svenuta
per il dolore lancinante e con i crociati della gamba rotti. Oltre al
danno fisico subisce anche l'abbandono di Jacob, impegnato a seguire
la sua carriera, che per quanto mi riguarda, egoisticamente, è stato
meglio così.
Quella sera
per la prima volta mi saluta dandomi un bacio sulla guancia, il primo
di tanti.
Vedendo i
suoi continui miglioramenti decido di farle una sorpresa. Ottenendo
il permesso per uscire, un sabato la porto sulla pista da ghiaccio.
Isabella mi guarda con i suoi occhioni, dove scorgo un po' di paura,
la rassicuro, si fida e l'attimo successivo siamo sulla pista. In un
primo momento titubante poi sempre più tranquilla, sempre più
sicura fino a quando non si lascia andare completamente e acquista
una bellezza a me ancora sconosciuta.
È
pronta, ce l'ha fatta. Ha vinto la sua sfida con la dura prova che la
vita le ha sottoposto... E devo lasciarla andare...
*****
È
il nostro ultimo giorno di terapia. Domani se ne andrà. Siamo nel
camerino per il massaggio, entrambi particolarmente silenziosi, più
del solito.
Mentre
le lavoro l'interno coscia da posizione supina, all'improvviso mi
blocca una delle mani. Sorpreso la guardo, senza dire una parola si
alza con il busto sedendosi e spostando la mia mano sulla sua
intimità.
“Swan...”
quasi barcollo per lo stupore ma la mia mano rimane dove lei l'ha
messa, godendosi quel calore che percepisce.
“Cullen...”
si avvicina pericolosamente con le labbra alle mie, il desiderio di
cedere è forte ma...
“No.”
mi allontano da lei riprendendo fiato. Noto la sua espressione
cambiare:
“Scusami...
devo aver frainteso i tuoi segnali...” si distende di nuovo.
“Isabella
non...”
“Cullen,
finiamo il massaggio per favore.” e il suo tono non ammette
repliche.
Quando
finisco si alza, si veste e se ne va senza darmi la possibilità di
spiegare.
Un
coglione... ecco cosa sono.
La
sera non la vedo in mensa per la cena quindi decido di portarle in
camera un vassoio ma non la trovo neanche lì.
Faccio
un giro nel parco, nulla. Decido di passare in piscina ed eccola
finalmente.
Il
mio sollievo si smorza sul nascere quando mi accorgo che è
completamente nuda.
Non
si è ancora accorta della mia presenza, mi spoglio completamente
anch'io e mi tuffo in acqua palesando la mia presenza.
Riemergendo
noto che si è messa all'angolo, dalla parte dove si tocca della
piscina, cercando di coprirsi il più possibile ma quando vede che
sono io si rilassa:
“Cullen...”
“Disturbo
Swan? Ti stavo cercando.” mi avvicino.
“Mi
hai trovata. Cosa vuoi?”
“Volevo
parlare con te, volevo spiegarti perché...”
“Non
c'è nulla da spiegare... tutto passa... tutto scorre... ora devo
andare.” ma le impedisco di spostarsi dall'angolo mettendo le mie
mani ai lati della sua testa.
L'uno
di fronte l'altra, non possiamo fare a meno di guardarci dapprima
negli occhi, poi le labbra, i nostri corpi nudi mascherati dall'acqua
e tornare al punto di partenza con il respiro sempre più affannato.
Mi
avvicino di più appoggiandole la mia erezione sull'addome e
chinandomi al suo orecchio le sussurro roco:
“Non
dico dal primo giorno ma ogni volta che sto con te... sto così, in
perenne erezione. Questi mesi di lavoro con te, sono stati una
tortura perché non potevo dare soddisfazione al mio desiderio di
te... con te. Ti ho mandato dei segnali e tu... Non. Li. Hai.
Fraintesi.” abbandono il suo orecchio per guardarla negli occhi.
“Ma
oggi...”
“Oggi
ero ancora il tuo terapista.”
“Ohhhh...”
“Già.”
Spalmandomi
sempre di più su di lei, ritorno a parlarle all'orecchio.
“Il
fatto che io fossi il tuo terapista... è stata la cosa peggiore e
migliore che mi poteva capitare. Peggiore perché non potevo dar
sfogo ai miei istinti, migliore perché così ho imparato a
conoscerti... ho imparato a leggerti... ho imparato ad apprezzarti
e... sì... ho imparato ad amarti.” deposito un bacio nell'incavo
del collo “E spero... di non essere io... ad aver frainteso i tuoi
segnali... sarei nella merda ora.” la riguardo negli occhi.
Lentamente
le sue mani abbandonano il suo seno per posarsi sulle mie spalle,
dove con una leggera pressione si aiuta per cingermi i fianchi... ora
le nostre intimità sono a contatto e nonostante l'acqua sento il suo
calore. Il respiro di entrambi sempre più rotto. Stavolta è lei che
si avvicina al mio orecchio.
“Mi
hai sfiancato... in tutti i sensi. Prima allontanando mio padre...
buttandomi ogni santo giorno in piscina, vestita... con la sedia a
rotelle... cambiandomi stanza... togliendomi ogni aiuto da parte del
personale... Ti ho odiato... Poi ho visto l'uomo che avevo davanti...
ogni volta che posi le mani su di me i miei pensieri vanno oltre alle
manipolazioni... oltre ai massaggi... mi hai sfiancato.” mi morde
leggermente il lobo dell'orecchio.
“Swan...”
“La
tua determinazione ha battuto la mia testardaggine e sono tornata a
camminare... a vivere ma quello che provo per te... Cullen... non ha
nulla a che vedere con il rapporto paziente/terapista... Non mi sono
infatuata del terapista... Mi sono innamorata dell'uomo... al quale
oggi ho dato un “chiaro” segnale... non credi?” si scosta di
poco per potermi guardare.
“Chiaro...
molto chiaro... e non sai la fatica che ho dovuto fare per non andare
oltre...
ma
non potevo... non volevo mischiare i due rapporti...”
“Sì...
ora ho capito.”
“Quindi...
possiamo smettere di parlare?”
“Oh
sì.”
Ancora
con le nostre intimità in contatto le faccio appoggiare la schiena
alla parete della piscina, con una mano le avvolgo il collo e
finalmente le mie labbra si appropriano delle sue. Le nostre lingue
cominciano ad esplorare l'altro, con la mano libera prendo la mia
erezione e l'indirizzo alla sua entrata, lei mi aiuta sollevandosi di
poco, permettendomi così di penetrarla.
Quando
sono dentro di lei, il nostro bacio si ferma, i nostri occhi
s'incontrano ed esprimono tutta la magia di questo momento.
Poi
con un braccio intorno alla vita e con l'altra mano ancorata al bordo
vasca, inizio a muovermi dentro di lei, lentamente... come l'acqua
del fiume che pigramente scorre nel suo letto.
Fine

Finale scontato ma idee originali come il pattinaggio e il bagno con la sedia a rotelle.
RispondiEliminaPer citare.... "scorre" facile.
Grazie
JB
Mi è piaciuta un sacco l'idea di lei testarda e lui ancora di più...
RispondiEliminadavvero molto piacevole da leggere!
Grazie mille
EliminaMolto bella e piacevole leggerla. Brava
RispondiEliminaGrazie
EliminaA volte essere testardi vuol dire avere una marcia in più. Bella e tu brava.
RispondiEliminaGrazie Tesoro
EliminaE' vero. Se si rimane ancorati alle difficoltà della vita, non si va da nessuna parte. Ma è anche vero che molti non ce la fanno da soli. Hanno bisogno di una piccola spinta che inneschi nuovamente quella voglia di vivere che tutti abbiamo. E se hai la fortuna di incontrare una persona determinata a liberarti dalla tua angoscia, riprendi le redini della tua vita in modo migliore di prima.
RispondiEliminaMi è piaciuta molto. Forse un po' troppo frettolosa, ma è colpa della brevità delle shot. Il finale è scontato ma fino a un certo punto. Lo è perché sono i nostri beniamini :P
Complimenti e grazie per aver partecipato
Grazie a te per le tue parole
EliminaBelli loro e il loro scontro di caratteri, bellissima l'idea del farli innamorare in una situazione così difficile.
RispondiEliminaTrovo anch'io tu sia stata un po' frettolosa in certi passaggi ma comunque brava!
Caroline
Grazie LB
EliminaMolto carina!
RispondiEliminaNon ti ho riconosciuta, ma sei una bella sorpresa.
Spunto e idea ottimi. Acqua che li coinvolge prima nella lotta e poi nell'amore.
Io non trovo sia frettolosa per una o/s e anche se non descritta in tutto si percepiscono bene le sensazioni dei due caratteri.
Brava!
-Sparv-
Spero di non averti deluso una volta che hai scoperto chi ero ahahahah
EliminaGrazie Laura per le tue parole... anch'io non credo sia frettolosa sicuramente devo ampliare le descrizioni ma ancora faccio fatica...spero di continuare a migliorare.
Mi è piaciuto molto il tuo approccio a una trama del genere. Ho letto diverse altre storie in cui uno dei due protagonisti è affetto da disabilità e di solito, come normale che sia, sono piene di angst. Questa invece trasuda speranza, forse perchè l'invalidità non è permanente, forse perchè l'hai raccontata da un altro pov, o forse perchèè il tuo stile così particolare. Bravissima!!!
RispondiEliminaAleuname.
3 punti!!!
EliminaAleuname
Grazie Aleu, non solo per le belle parole ma anche per i tre punti wow ti è proprio piaciuta...
EliminaIn effetti ho preferito raccontare dal punto di vista di Ed proprio per non cadere nell'angst, la speranza fa parte del mio DNA ahahahahah
Grazie ancora
Concordo con alcuni commenti precedenti: sarebbe necessario sviluppare l'idea in una storia a più capitoli perché i personaggi e le situazioni risultano necessariamente sacrificati alla brevità.
RispondiEliminaMi piace molto l'Edward deciso a riportare alla normalità Bella, anche se questo significa essere duro con lei, perfino crudele in certi casi. Mi piace anche la sua correttezza per cui, sebbene attratto fisicamente dalla sua paziente, non si permette di oltrepassare certi limiti. Quello che mi domando è: Bella si è innamorata dell'uomo o del fisioterapista che le ha restituito la vita e la possibilità di tornare a volteggiare sul ghiaccio? Non è facile in certi casi distinguere tra riconoscenza e amore, anche se mi rendo conto che è quasi impossibile non cadere ai piedi di Edward Cullen.
Mi sembra che sia andata meglio dell'ultimo contest visto le tue parole di cui ti ringrazio.
EliminaPer quanto riguarda la tua domanda... beh Bella lo dice chiaramente quando si trovano in piscina nudi di chi si è innamorata.
Grazie
Davvero, davvero molto carina questa storia. Mi è piaciuto il fatto che non sono presenti grandi drammi, che sia leggera e frizzante. Mi sono piaciuti i personaggi e il loro interagire. È una OS quindi è breve però non si sente la mancanza di spiegazioni o approfondimenti. Ha un inizio e una fine. Forse un po’ affrettata? Può essere ma mi è piaciuta comunque.
RispondiEliminaComplimenti.
Grazie Perry, tutto sommato credo che i drammi non facciano parte di me almeno nelle OS che ho scritto fino ad ora.... poi... chissà
EliminaGrazie
Non ho notato fretta nel finire la storia, mi è piaciuta così. Il sistema adottato da Edward per "svegliare" Bella dal suo stato di rassegnazione è ottimo e divertente, mi ha stupito. Mi è piaciuta anche la Bella combattiva che non vuole farsi "manipolare" dai suoi terapisti e originale l'idea di usare l'acqua prima come qualcosa che li divide e poi come un luogo di incontro.
RispondiEliminaGrazie mille anche a te per averla condivisa con noi
Grazie mille a te Denise per il tuo commento, mi rincuora.
EliminaGrazie
La cosa che mi ha più colpito di questa storia è senza dubbio la determinazione dei personaggi. Poi è scritta bene, scorrevole e con un pizzico di eros che non guasta mai. Assegno 1 punto.
RispondiEliminaGrazie
Margherita
Grazie, grazie mille Margherita non solo per il commento ma anche per il punto assegnato.
Elimina2 punti
RispondiEliminaMary Robert
Grazie Mary
EliminaStoria originale come spunto e sviluppata bene come trama (considerando che si tratta di una one shot). Edward così determinato e professionale, anche duro, ma solo per il bene di Bella e Bella altrettanto testarda. Concordo con chi sostiene che potrebbe nascere una long! Brava!!! Cristina.
RispondiEliminaeE concordi male ahahahah
Eliminascherzo... non lo sò se mai allungherò queste OS... lo sai al momento scrivo solo perchè tu e Laura ci spronate... non lo avrei mai fatto altrimenti... ma mai dire mai
Grazie mille Cri
A te 1 punto
RispondiEliminaGrazie
EliminaAnche questa mi è piaciuta molto! Bella l'idea e ben sviluppata, brava anche a te!
RispondiEliminaGrazie Caramella
EliminaMi è piaciuta molto e mi sono piaciuti i due protagonisti entrambi molto testardi. Edward poi l'ho apprezzato molto per come ha gestito i capricci di Bella. Brava!
RispondiEliminaGrazie per le tue parole Paola
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